giovedì 26 febbraio 2015

#dilloinitaliano, la petizione per salvare la nostra lingua

Ha raggiunto la quota ragguardevole di 56.000 adesioni in una settimana la petizione #dilloinitaliano, lanciata dalla pubblicitaria Annamaria Testa in difesa della lingua italiana e contro l'abuso di parole straniere.

Ma, cosa più importante, sembra aver raggiunto almeno in parte l'obiettivo che si era prefisso, e cioè avere attenzione da parte dell'Accademia della Crusca, a cui la petizione chiedeva di farsi portavoce con il Governo per quanto riguarda l'attenzione alla "purezza" della lingua soprattutto nell'uso che se ne fa nella politica e nelle amministrazioni pubbliche. Un esempio per tutti: il "Jobs Act".

La petizione è stata oggetto di un convegno all'Accademia della Crusca il 23 e 24 febbraio, che oltre a esprimere apprezzamento per l'iniziativa ha anche preso tre decisioni:

1) Attiverà a breve termine – solo il tempo necessario per organizzare tutto quanto – un esperimento innovativo di analisi e discussione condivisa in rete delle parole inglesi usate nell’italiano corrente. Vuole farvi domande e chiedere risposte a tutti voi e, a partire da queste, proporre, se serve e se siete voi a chiederlo, alternative accettabili.
 2) Prima dell’estate la Crusca, con le istituzioni della Svizzera Italiana che si occupano della nostra lingua, intende organizzare un incontro con i mezzi d’informazione nazionali (tv, radio, stampa) per promuovere le istanze proposte da #dilloinitaliano e trovare, insieme, soluzioni efficaci, sensate, accettabili e realistiche. Questo è solo il primo passo di un lavoro di sensibilizzazione a un uso consapevole della lingua, da svolgere presso chi ha ruoli pubblici e la responsabilità di farsi capire.
 3) La Crusca sta anche attivando un gruppo di monitoraggio di quelli che i linguisti chiamano “anglismi incipienti”: sono le parole inglesi nuove di zecca continuamente introdotte da politici, tecnici e amministratori: anche per queste si possono immaginare e proporre alternative condivise.

Da ricordare che l'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, e che però al tempo stesso l'introduzione di termini stranieri (soprattutto dalla lingua inglese) nel nostro vocabolario aumenta a ritmo vertiginoso. I dizionari cercano di contenere questo fenomeno includendo nei loro aggiornamenti solo quelle parole che effettivamente possono sembrare insostituibili, ma questo non basta.

C'è la netta sensazione che alcune parole (nella petizione si fa l'esempio di "brand", "network", "form") non abbiano un corrispettivo italiano valido, quando invece il corrispettivo esiste ("marchio", "rete", "modulo") ma forse ci fa semplicemente sentire più "cool"… pardon "fighi", usare il termine straniero.

Quindi da oggi Libri al Quadrotto aderisce alla petizione, promettendo di non usare più termini stranieri in maniera gratuita, partendo proprio dal "form". Da oggi si compileranno solo moduli. E voi, a quale parola straniera volete rinunciare?

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