giovedì 23 ottobre 2014

Tom Hanks diventa scrittore. Sul New Yorker

Ha fatto parlare parecchio (e forse lo scopo era anche quello) il debutto del premio Oscar Tom Hanks nei panni di autore di racconti nel numero di questa settimana del New Yorker, la più prestigiosa rivista letteraria statunitense, quella che ha dato i "natali" a Salinger, Alice Munro, George Saunders, Haruki Murakami, Richard Yates e moltissimi altri.

Proprio l'illustre lista di autori di short stories per la rivista newyorkese ha fatto storcere il naso per l'improvvida aggiunta della star hollywoodiana, anche se va detto che già da tempo il New Yorker si è aperto a collaborazioni più "pop", come quelle con star televisive tipo Tina Fey o Steve Martin. Ma, al di là delle considerazioni sull'opportunismo, com'è il racconto di Tom Hanks?

Intitolato "Alan Bean plus Four", è una storia ironica e surreale ambientata in un futuro imprecisato ma molto vicino a noi (o un presente ucronico) in cui ci si può costruire in casa un'astronave. È quello che fa il protagonista del racconto assieme a tre amici, che annoiati decidono di fare un giro attorno all'orbita lunare sull'astronave fatta in casa e chiamata Alan Bean, in onore di uno degli astronauti della misconosciuta missione Apollo 12 (per intenderci, la seconda ad atterrare sulla luna, riportando immagini decisamente migliori, ma oggi praticamente ignorata a vantaggio dell'Apollo 11).

Il tono del racconto è brillante e scorrevole, almeno nella prima parte in cui il narratore presenta la simpatica combriccola di amici, riesce a rendere verosimile l'ambientazione e permette al lettore di calarsi nell'atmosfera senza porsi troppe domande. Andando avanti il ritmo cala, fino al finale anticlimatico con il ritorno sulla terra e il ribadire che nessuno si ricorda più di Alan Bean.

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Non mancano i riferimenti tecnologici usati per sottolineare la costante e alienante immersione nei gadget (Kobo, iPad, selfie, Instagram), così come altri riferimenti culturali "pop" tipo la serie tv Breaking Bad. Hanks si inserisce così in un trend piuttosto consueto nella narrativa breve contemporanea, e lo fa con una certa consapevolezza. Viene da chiedersi quanto i famosi editor del New Yorker siano intervenuti sul racconto.

La critica letteraria anglosassone si è spaccata. C'è chi ha bocciato senza appello il debutto di Hanks nelle short stories, e chi gli ha riconosciuto dei meriti. Per esempio Chris Power del Guardian ha paragonato "Alan Bean plus Four" allo stile di TC Boyle nei primi anni '80, e ha giudicato il racconto "dimenticabile ma godibile", riconoscendo ad Hanks il coraggio di affrontare una gara persa in partenza contro il modello delle Cosmicomiche di Calvino.

Noi ci allineiamo al giudizio "dimenticabile ma godibile", ed è inevitabile che il nome illustre dell'autore abbia pesato nei giudizi negativi, come ha pesato, probabilmente, sulla scelta della pubblicazione.
Se comunque volete farvi un'idea per conto vostro, il racconto si può leggere on-line sul sito del New Yorker.

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