martedì 14 ottobre 2014

Five Tips: scrivere un racconto


In questa nuova puntata di "Five Tips" ci occuperemo della scrittura breve. Molti pensano che scrivere un racconto sia più facile di scrivere un romanzo, perché una minore lunghezza sarebbe sinonimo di minore impegno. Si tratta ovviamente di una leggenda metropolitana, perché un racconto valido è il risultato di lavori di calcolo molto lunghi. Gli ingredienti da dosare sono molti, a dispetto del sentore comune. Cerchiamo quindi di fare un po' di ordine e analizzare qualche buon consiglio.

A strong title
Non è affatto superficiale dedicare una specifica attenzione al titolo del racconto, anzi, proprio perché abbiamo a che fare con una storia breve, il titolo ne è più che mai la chiave interpretativa, la presentazione, la sintesi. Scegliere un titolo efficace ma allo stesso tempo coerente con la storia non è affatto semplice. Se siete indecisi, potete sottoporre a una cerchia ristretta di amici fidati la vostra opera e chiedere di evidenziare le parole o le frasi che colpiscono di più durante la lettura. Talvolta si è troppo dentro la storia per capirne il reale significato e disporre di una prospettiva esterna può diventare illuminante.

Shorter is sweeter
Agenti, editor ed editori vi diranno sempre la stessa cosa: i racconti non vendono. Ed è così, ma potete consolarvi con il fatto che in Italia sono i libri in generale a vendere poco, quindi aspirare a diventare il nuovo best seller non è, nell'immediato, un obiettivo che deve togliervi il sonno. Ciò non significa che bisogna scoraggiarsi e, al contrario, è necessario operare scelte intelligenti. Se le raccolte di racconti hanno un mercato difficile, i racconti "sciolti" possono trovare maggiore spazio sulle riviste specializzate, a patto che non si tratti di racconti troppo lunghi. Ecco perché è bene avere in mente un limite di battute o parole da non superare. Informatevi sulle misure preferite dalle principali riviste, e vedete se riuscite a elaborare una storia che rientri in questi limiti.

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Characters? Fewer are better
Pochi ma buoni. Non state scrivendo una saga familiare e non avete bisogno di una scena sovraffollata. In un racconto è preferibile che i personaggi siano pochi, funzionali alla storia. Un protagonista e un altro personaggio principale. Stop. Dimenticatevi di personaggi secondari, comparse e quant'altro, perché sarebbero solo di intralcio per lo scorrere della breve vicenda. Il vantaggio di avere pochi personaggi sta nel poter mettere in evidenza soprattutto il rapporto che intercorre tra di essi o l'azione che li coinvolge. Con poco tempo e spazio a disposizione è di questo che dovrete occuparvi, eliminando ciò che non serve.

Love at first sight
La brevità non deve essere una vera e propria ossessione, né dovete considerare il poco tempo a disposizione una spada di Damocle sulla vostra scrittura, ma è bene che sappiate come giocare al meglio le poche carte di cui disponete, ottimizzando il più possibile. In una storia breve, l'incipit è più che mai fondamentale. Un buon inizio può essere un amore a prima vista, per il lettore. Un pessimo inizio lo indurrà a saltare il racconto senza rammarico, con un senso di colpa minore rispetto a quello che ci colpisce quando decidiamo di interrompere la lettura di un romanzo. Così come per il titolo, quindi, dovete pensare a un attacco convincente ed efficace, che coinvolga il lettore immediatamente.

One enemy is enough
Abbiamo detto che i personaggi devono essere pochi, ma per i nemici serve un discorso a parte. I grandi conflitti tra eroe e antagonista non sono proprio l'ideale per un racconto. Non c'è modo di sviluppare a dovere una dinamica appassionante e il rischio di banalizzare è molto alto. Ciò non significa che i vostri racconti non possano veder nascere dei problemi, l'importante è che il problema sia uno, che vi sia una prova principale, un unico scontro, un unico nemico (fisico o astratto) per il vostro protagonista. Anche in questo caso, se la riduzione viene fatta con efficacia, è l'intensità stessa del conflitto a guadagnarci.  

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