martedì 21 ottobre 2014

Consigli di... Nobel


In occasione dell'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura 2014 a Patrick Modiano, abbiamo pensato a una puntata speciale della nostra seguitissima rubrica di consigli letterari. Quest'oggi, per i Five Tips, ci affideremo perciò alle parole di alcuni scrittori consacrati dall'Accademia di Svezia. 

A writer is somebody for whom writing is more difficult than it is for other people
A pronunciare questa ormai celebre frase fu Thomas Mann (vincitore del Nobel nel 1929). Andando contro il luogo comune, l'autore tedesco afferma sostanzialmente che la scrittura deve essere un processo difficile, complicato. Se risultasse semplice, è probabile che non sarebbe vera scrittura o che i risultati ottenuti possano essere deludenti. Scrivere è dunque un lavoro duro, per il quale bisogna essere preparati. Chi crede di trovare una strada in discesa in virtù delle proprie capacità o di un ipotetico status di "scrittore" rischia di trovare brutte sorprese.

Take what you need from other writers
Con queste parole di certo William Faulkner (vincitore del Nobel nel 1949) non sta invitando a fare razzia delle opere altrui. Facendo appello a una presunta "amoralità" degli scrittori, il messaggio che vuole comunicare è semplice: si può prendere spunto dagli altri autori, attingendo a ciò che ci piace nelle altre storie, purché lo si faccia apertamente e onestamente, mirando a ottenere qualcosa di valido. Non squallidi furtarelli letterari, dunque. L'obiettivo è la qualità. Raggiungendola, si può solo sperare che qualcun altro si ispiri a noi per fare altrettanto, alimentando il meccanismo.

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Write what you know
Si tratta di un tema molto dibattuto nell'ambito della scrittura creativa, ma Ernest Hemingway (vincitore del Nobel nel 1954) non era tipo da perdersi in chiacchiere. Per lui bisognava scrivere soltanto di ciò che si conosceva. Esperienze dirette, vissute sulla pelle, la cui trasposizione sulla pagina potesse beneficiare della presenza di chi ha sperimentato e ora si appresta a scrivere. Si tratta di un consiglio che viene dato spesso agli autori giovani o alle prime armi, molte volte in affanno quando tentano la scrittura di storie lontane per motivi anagrafici. Ciò ovviamente non proibisce di avventurarsi in epoche lontane o in luoghi mai visti, ma iniziare da quello che si ha intorno può essere il primo passo per non perdersi.

Read a lot and write a lot
Questione di pratica. Per Juan Ramón Jiménez (vincitore del Nobel nel 1956) non ci sono dubbi: soltanto leggendo in continuazione e scrivendo in continuazione si può migliorare. Dietro un bravo scrittore c'è sempre un vorace lettore, anche se troppo spesso l'ambizione della scrittura cerca di bruciare le tappe, procedendo indipendentemente dal valido supporto rappresentato dall'insieme di storie, metodi e tecniche altrui. Per l'autore spagnolo, però, non bisogna mai fermarsi e proseguire senza scoraggiarsi. C'è sempre qualcosa da imparare da un nuovo libro e da un nuovo tentativo.

Forget your generalized audience
Molto spesso si scrive pensando più all'eventuale pubblico della nostra opera che all'opera di per sé. John Steinbeck (vincitore del Nobel nel 1962) sostiene che l'idea di una platea senza nome e senza volto faccia terribilmente paura ma, a differenza di quanto accade in teatro, bisogna ricordare che per uno scrittore questa platea in realtà non esiste. Salvo casi eccezionali, quello che scriviamo sarà letto da una sola persona per volta. Per evitare di sentire l'ansia da palcoscenico, basta pensare che ci rivolgiamo a un unico lettore, ed è possibile figurarselo, reale o immaginario. L'importante è tenere a mente che le nostre parole sono solo per quel qualcuno e che non c'è nessuna folla davanti a noi.

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