martedì 9 settembre 2014

Consigli di... scrittori: Neil Gaiman


Proprio perché non si finisce mai di imparare, soprattutto quando si scrive, prosegue la nostra rubrica in cui raccogliamo per voi i contributi più utili inerenti alla scrittura. Oggi è il turno di Neil Gaiman e dei suoi consigli secchi, ma illuminanti.

Finish what you're writing
Non importa cosa avete da fare. Gli scrittori sono al primo posto nella classifica dei migliori temporeggiatori e fabbricano scuse e ostacoli per giustificarsi con estrema naturalezza, e costanza. Il più delle volte si tratta di non-motivazioni, deboli impedimenti dietro cui nascondersi per non affrontare di petto un nodo fondamentale del processo creativo o per evitare di confrontarsi con un'idea difficile da gestire, rischiando magari il fallimento. Ebbene, il primo comandamento è di finire ciò che si è cominciato. Diminuire il numero delle scuse e, ogni qual volta si trova una ragione per posticipare, cercarne un'altra - più valida - per mettersi seduti a lavorare. Dove finisce la riluttanza, comincia l'obbligo. Ma sarà a fin di bene, state tranquilli.

They are almost always right 
Vi siete finalmente decisi a far leggere ciò che avete scritto a un ristretto gruppo di amici fidati. Sono il vostro primo pubblico, è soltanto una prova di ciò che potrebbe essere in futuro un vero confronto con dei lettori, ma ciò non diminuisce l'importanza dell'evento. Far leggere un racconto o un romanzo a un esterno vi metterà sotto pressione, vi sentirete come una madre a cui viene strappato dalle braccia il figlio e, molto probabile, tenderete a essere sordi alle critiche. Quello? Ah, no, ma lì volevo farlo apposta. Per Gaiman, quando uno di questi amici ci dice che qualcosa non funziona, be', il più delle volte ha ragione. Quando invece li senti dire
con precisione che quella determinata cosa non va e che loro la farebbero in questo modo, ecco, in quel caso hanno torto.

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Tell your stories
Gli autori esordienti cominciano a scrivere in genere affidandosi all'esempio degli scrittori che preferiscono. Non c'è nulla di male, siamo tutti influenzati da quello che ci piace e trovare una propria voce narrativa è un processo lento. L'importante, tuttavia, è che uno scrittore capisca se vuole continuare in eterno a imitare i propri maestri o se è in grado di raccontare una sua storia. Esaurita la gavetta-tributo, è opportuno intraprendere una direzione che sia il più personale possibile e scrivere di qualcosa che solo voi potete scrivere, qualcosa di vostra appartenenza. 

Putting one word after another
Il processo creativo è avvolto da un alone romantico, affascinante. Scrittori in preda all'ispirazione che scrivono un appunto sul tovagliolo di un bar, che si svegliano nel bel mezzo della notte per afferrare l'idea che aspettavano da anni. Tutto molto bello, ma la gran parte del lavoro è pratica. Si tratta di mettere una parola dopo l'altra, in fin dei conti. E ci vuole metodo, cura artigianale. Un po' di furore non guasta, ma ricordate che la partita si gioca seduti al tavolino, armati di tanta pazienza. 

Write when you are not inspired 
Riagganciandosi al consiglio precedente, Gaiman porta avanti l'idea che la scrittura non possa essere sostenuta esclusivamente da episodi illuminanti. La discontinuità non porta da nessuna parte e pretendere di scrivere soltanto quando si è baciati dalla Dea dell'Ispirazione è pura follia. Bisogna scrivere anche quando non ci si sente ispirati. Dopo sei mesi o un anno, quando avrete finito il vostro romanzo, rileggerete quello che avete scritto e nel complesso vi accorgerete che gran parte del lavoro vero e proprio è frutto dell'impegno. Niente di magico, insomma. 

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