martedì 5 agosto 2014

Il meglio di In & Out: l'ambientazione

La scorsa settimana abbiamo parlato delle descrizioni, ora cerchiamo di rimanere in tema – prima di passare, nelle prossime settimane, ad affrontare gli In & Out più peculiari dei vari generi – con l'ambientazione, intesa sia come location vera e propria, sia (soprattutto) come elementi ed espedienti usati per veicolare le informazioni e per impostare l'atmosfera dell'opera. 

La tecnologia è Out. Intendiamoci, non vogliamo fare i luddisti della situazione, né dire che non bisogna vivere nel presente. La tecnologia è ovviamente parte integrante del nostro mondo ed è giusto darle lo spazio che merita, ma bisogna evitare di utilizzarla come scorciatoia. Esempio classico: inserire in un romanzo un programma televisivo sulle persone scomparse per dare le informazioni su una sparizione. O, al contrario, la mancanza di tecnologia: un "fallimento di comunicazione" (telefoni che non prendono, linee che saltano) come espediente per creare tensione. In definitiva, pensiamo a quanti grandi classici non sarebbero stati scritti se fosse stata già presenta la tecnologia odierna.

I migliori anni. La botta di nostalgia è Out. Se ambientiamo un romanzo nella Bologna dell'estate 1980, è ovvio che prima o poi ci sarà l'attentato alla Stazione. Se ambientiamo un romanzo nel dicembre del '69 non possiamo non aspettarci Piazza Fontana, e se invece siamo nel '68 troveremo gli studenti a contestare dietro l'angolo. Se ha un senso ambientare un romanzo proprio in quel preciso momento e in quel preciso luogo allora va bene (ma la motivazione deve essere davvero forte), altrimenti si tratta solo di uno sfondo strumentale e prevedibile, perché tutti sanno cosa è successo, non ci si possono aspettare colpi di scena, e soprattutto sono cose già viste centinaia di volte. Tantopiù se l'autore in quegli anni era giovane e approfitta dell'ambientazione per rimpiangerli.

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Il Signore degli Anelli in Brianza. Ovviamente Out. Va bene essere originali, ma ogni luogo ha le sue caratteristiche, e una terra di mobilieri come la Brianza difficilmente nell'immaginario collettivo può assumere le forme di una tolkeniana Terra di Mezzo. (A scanso di equivoci, parliamo di Brianza come potremmo parlare di Sondrio, della Garfagnana o del Salento). Ogni terra ha le sue caratteristiche e le sue tradizioni. Se vogliamo ambientare un fantasy in un paesino italiano, allora potremmo pescare, per esempio, nella storia medievale, tra monaci, streghe e demoni.

Romanzo di provincia. In. Proprio perché a ogni terra corrisponde una sua immagine, la provincia si presta ottimamente a romanzi di famiglia. E ogni provincia ha le sue caratteristiche: quella americana si adatta tanto a romanzi claustrofobici ambientati nei sobborghi residenziali in cui tutti si conoscono, quanto a thriller veri e propri. La provincia inglese richiama le grandi storie alla Jane Austen. E quella italiana? Non è da meno, e anzi non ha nulla da invidiare alle altre: va bene sia per i romanzi familiari che per le storie più cupe. L'importante è rispettare le caratteristiche del posto senza snaturarle.

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