mercoledì 16 luglio 2014

Un libro per l'estate: “Il figlio” di Philipp Meyer

Riprende anche quest'anno la rubrica dedicata ai libri usciti nel 2014 che, per un motivo o per un altro, non hanno trovato spazio sulle pagine del blog anche se ne avremmo voluto parlare. Rimediamo adesso per consigliarvi una lettura estiva, anche se non necessariamente da ombrellone.


Il figlio, pubblicato da Einaudi a marzo nella collana dei Supercoralli, è il secondo romanzo dello statunitense Philipp Meyer, dopo Ruggine americana. Meyer è più noto in patria per i racconti brevi, pubblicati su riviste del calibro di "McSweeney" ed "Esquire", in gioventù ha fatto molti lavori, dal muratore al broker di Wall Street, prima di trovare fortuna nella narrativa.
Ruggine americana, romanzo d'esordio, è uscito nel 2008 ed è stato accolto da critiche entusiastiche, e Meyer è stato accostato a mostri sacri dell'epica americana come Steinbeck ed Hemingway.

E in effetti, soprattutto da Steinbeck Meyer prende in prestito le atmosfere e il lirismo, e Ruggine americana fa ben capire quanto l'America di oggi non sia molto diversa da quella di Furore o di Al Dio sconosciuto. Meyer ha impiegato cinque anni per scrivere il secondo romanzo, cinque anni spesi bene perché Il figlio ha raccolto commenti ancora più favorevoli.

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È un'epopea che attraversa la storia del Texas per quasi 200 anno, dai primi pionieri ai giorni nostri, attraverso la storia della famiglia McCullough: assistiamo quindi alle lotte con i pellerossa che cercano di mantenere il controllo della regione, alla corsa al petrolio, alle lotte di potere e alla faticosa corsa verso la modernità che una parte del Texas continua a guardare con sospetto.
Il tutto attraverso tre voci narranti, quelle di tre personaggi chiave dei McCullough: il capostipite Eli, cresciuto dai comanche che lo hanno rapito da bambino; suo figlio Peter, uomo introverso che attraverso le pagine del proprio diario si sfoga contro le violenze del padre; e infine una donna, Jeannie, nipote di Peter, che rappresenta l'epoca moderna.

Non è un western e neppure un romanzo storico in senso stretto. Meyer riesce a mescolare l'epica e l'intimismo, creando una galleria di personaggi riuscitissimi e scandendo il passare del tempo attraverso le tre voci narranti, passaggio che viene sottolineato anche dalla diversità delle modalità di racconto.

Einaudi, 553 pp., 20 €

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