giovedì 24 luglio 2014

Premio Bancarella 2014: vince Michela Marzano


Lo scorso 20 luglio è stato assegnato il sessantaduesimo Premio Bancarella. Ad aggiudicarsi l'ambito riconoscimento è stata Michela Marzano con il suo "L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore", edito da UTET. 

Filosofa e professore ordinario presso la quinta università di Parigi "René Descartes", l'autrice romana è anche impegnata in politica, candidata ed eletta tra le fila del Partito Democratico alle elezioni del 2013 e attualmente parlamentare facente parte della Commissione Giustizia. L'elenco delle sue opere, sia in francese sia in italiano, è molto fitto e variegato. Tra i suoi testi, si ricordano Estensione del dominio della manipolazione, Sii bella e stai zitta e Volevo essere una farfalla, editi da Mondadori.

corso di scrittura roma


Arrivata tra i sei finalisti con L'amore è tutto insieme a Roland Balson, Alberto Custerlina, Albert Espinosa, Chiara Gamberale e Veit Heinichen, la Marzano ha trionfato ottenendo 109 voti, superando di poco Balson, fermo a 103. L'opera vincitrice è senza dubbio un libro particolare. Non è la prima volta che a trionfare sia un testo di non narrativa. Nell'albo dei vincitori, avviato nel 1953 con Il vecchio e il mare di Hemingway, figurano le opere di celebri saggisti come Oriana Fallaci (Niente e così sia, 1970), Enzo Biagi, Indro Montanelli, Vittorio Sgarbi. Nelle ultime edizioni, tuttavia, a ottenere l'ambito "Premio dei Librai" sono state opere narrative, da Andrea Vitali a Donato Carrisi, da Valerio Massimo Manfredi a Mauro Corona, arrivando al bis di Newton Compton, che si è aggiudicato gli ultimi due vincitori con Ti prego lasciati odiare di Anna Premoli e Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni.

In L'amore è tutto l'onorevole Marzano ha voluto raccontare la propria esperienza in merito a uno degli argomenti più praticati della letteratura. Parlare dell'amore in maniera originale, infatti, è abbastanza difficile. Il rischio di non aggiungere nulla di nuovo o, peggio ancora, di scadere nella banalità, è sempre molto alto. L'incipit fa subito intendere che si ha davanti una trattazione intima di una vicenda piuttosto comune: 
Da bambina, l’amore lo sognavo. Passavo ore e ore a perdermi nelle pagine fitte di storie perfette, oppure a giocare con le bambole che vestivo da regine e principesse. Sognavo giorni senza crepe, come se l’armonia fosse possibile. Come se l’amore potesse riparare tutto.
La ricerca del Principe Azzurro fin da bambina, il romanticismo mai abbandonato nemmeno in età adulta. Nessuna formula, nessuna teoria o spiegazione. L'autrice, più che fornire un suo come si fa, condivide con il lettore un'esperienza, da cui si può casomai trarre un messaggio. L'amore, alla fine dei giochi, non è veramente interpretabile, né spiegabile. Il titolo stesso non ha l'ambizione di dare lezioni ed è, piuttosto, un manifesto di onestà. Michela Marzano, dunque, tenta con non poco coraggio di descrivere la propria versione dell'amore, per confrontarsi ed eventualmente emozionare chi è disposto a conoscerla. La vittoria del Premio Bancarella testimonia che i suoi sforzi sono stati in buona parte riconosciuti. 

Nessun commento:

Posta un commento