giovedì 29 maggio 2014

#maceroNo: intervista a Sergio Bianchi (DeriveApprodi)




Grazie ai social network siamo venuti a conoscenza di #maceroNO, una lodevole iniziativa che si propone di offrire un'alternativa al penoso destino che conduce moltissimi volumi al macero. Abbiamo fatto una chiacchierata con Sergio Bianchi, direttore editoriale di DeriveApprodi (che partecipa al progetto insieme a :duepunti, Elèuthera e Alegre), per saperne di più riguardo a questo esperimento e discutere più in generale della situazione interna alla filiera editoriale che ha causato/portato alla sua nascita. 

Anzitutto, come è nata l'idea di #maceroNO?

L'idea è nata rivolgendo uno sguardo sconsolato a tutti quei volumi fermi nei magazzini a causa del meccanismo distributivo. Esso, infatti, impone tassi di vita brevi ai volumi, che restano in libreria massimo due-tre mesi per poi essere restituiti all'editore. Finiscono così in magazzino e comportano un costo all'editore che, quando non riesce a smaltire tutti volumi, è costretto a mandarne una parte al macero. La cosa atroce è che almeno una volta si veniva pagati per il costo della carta, mentre adesso siamo noi che dobbiamo pagare.


consulenza gratuita per autori


Il problema è tutto alla base della cosiddetta filiera editoriale, quindi. 

Esatto, la causa di tutto ciò va individuata nel sistema di distribuzione, ormai dominato dai grandi gruppi che nel corso degli anni hanno realizzato e portato alle estreme conseguenze un processo di centralizzazione e monopolizzazione dei canali di promozione, distribuzione e vendita. Basta pensare a Feltrinelli, che oltre a essere un importante marchio editoriale ha comprato il secondo più grande distributore, PDE (forse sul punto di essere ceduto a Messaggerie) e può inoltre fare affidamento sulla sua omonima ed estesissima catena di librerie. In questa situazione, i piccoli editori sono quelli che ci rimettono di più, perché i grandi gruppi si trovano nella posizione di poter dettare le regole del gioco e imporre, per esempio, le condizioni di scontistica. Ti dicono: "O ti adegui o in libreria i tuoi libri non ci arrivano". Devi aggiungerci che alla fine della filiera all'editore resta in tasca circa il 40% del prezzo di copertina di un libro, con il quale deve affrontare le spese di produzione e le spese di organizzazione imprenditoriale, oltre che i costi gestionali. È per questo che i piccoli editori fanno fatica e, quando non ce la fanno più a resistere, muoiono.

In Italia si pubblicano circa sessantamila titoli all'anno, eppure sappiamo che nel nostro Paese i lettori sono una specie rara. Per chi e perché, dunque, viene pubblicata una così grande quantità di libri, molti dei quali condannati al macero? A chi conviene?   

I grandi gruppi non è che sono contenti di mandare libri al macero, ma semplicemente possono permetterselo. L'obiettivo dichiarato è scovare un best-seller, perciò si procede comprando una marea di titoli stranieri da pubblicare poi in grandi tirature per monopolizzare l'attenzione in libreria. Ogni tanto beccano il libro giusto che fa il botto, ma si tratta di uno su cento, ed è come giocare al Lotto. Quelli che funzionano vendono anche centinaia di migliaia di copie, mentre gli altri finiscono nel dimenticatoio e poi al macero. La vulgata individua come causa della sovrapproduzione libraria italiana la presenza di un eccessivo numero di piccoli editori, ma è esattamente il contrario, dato che i piccoli editori producono una quantità esigua di volumi, a differenza dei grandi marchi editoriali che invece affollano e intasano il mercato, non permettendo la sopravvivenza di quella che noi chiamiamo la bibliodiversità.

Qual è il contributo, il ruolo che un'iniziativa come #maceroNO può svolgere in questa situazione?

#maceroNO rappresenta una possibile reazione a tutto ciò, per questo ci siamo uniti con altri editori che la pensano come noi, proprio perché vivono i nostri stessi problemi. In pratica noi vogliamo salvare tutti quei volumi condannati al macero e permettere loro un nuovo percorso entro canali alternativi. Per farlo, però, si deve trattare di titoli fuori catalogo e non più commercializzabili, dal momento che esistono dei precisi vincoli contrattuali con i distributori. Non è possibile scegliere di vendere i libri al di fuori dei canali di vendita legati alla filiera, altrimenti sarebbero gli stessi promotori e librai a insorgere. Con dei titoli fuori catalogo, però, ci si può rivolgere a canali alternativi, spazi autogestiti dove improntare anche un discorso di tipo culturale.

Che risposta avete avuto da parte di questi canali alternativi?

C'è stato un vivace riscontro soprattutto nelle realtà culturali di provincia, con la realizzazione di eventi e iniziative volte a promuovere non solo la vendita di questi volumi a prezzi bassissimi (3 euro, di cui 2 euro all'editore e 1 euro allo spazio ospitante) ma anche dibattiti e riflessioni critiche sull'organizzazione editoriale nei suoi apparati commerciali. Si tratta di un esperimento-pilota per vedere se c'è un mercato di questo tipo. Secondo me c'è. Di fatto, vendere libri fuori catalogo non rappresenta nulla di nuovo, perché in Italia esistono da sempre i cosiddetti stockisti, quelli che comprano un bel po' di titoli fuori commercio attraverso acquisti indiscriminati (è emblematico che in questi casi si parli di dieci, cento o mille "pezzi" da acquistare, anziché di libri) per portarli alla rinfusa sulle bancarelle, dove spesso bisogna rovistare come se si trattasse di immondizia per trovare qualcosa di buono. La nostra iniziativa è diversa perché abbiamo la presunzione di puntare sulla qualità, visto che proponiamo titoli selezionati, di editori che lavorano per produrre libri di un certo valore.

Un ringraziamento a Sergio Bianchi e un grande in bocca al lupo a lui e a tutte le persone impegnate in questa coraggiosa e entusiasmante iniziativa.


Nessun commento:

Posta un commento