venerdì 21 marzo 2014

Quelli che… i libri costano troppo poco




Quanto si legge in Italia? E questo quanto dipende dal prezzo dei libri? Su questo tema si sono spesi fiumi di inchiostro e tanti altri se ne possono spendere. Negli ultimi giorni, nuova linfa a questo dibattito è arrivata dal rapporto Nielsen sull'acquisto e la lettura di libri in Italia: rapporto che ha evidenziato come, nel biennio 2011-2013,ci sia stato un calo medio sia nella percentuale dei lettori (dal 49% al 43% della popolazione) sia degli acquirenti (dal 44% al 37%). A comprare più libri sono soprattutto gli abitanti del Centro Nord e, in generale, chi possiede un grado di istruzione alto e un reddito più elevato.

Fin qui, niente di cui meravigliarsi. C'è però un altro dato che fa pensare, e cioè che in Italia si legge più di quanto si acquista: il 43% della popolazione ha letto almeno un libro, quindi in molti non rinunciano al piacere della lettura ma cercano di risparmiare, magari facendosi prestare i volumi dagli amici o andando in biblioteca.

E da qui è facile arrivare al dibattito sul prezzo dei libri. Con tempismo forse non felicissimo, è di oggi un'intervista in cui Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, si scaglia contro gli editori che propongono volumi a prezzi stracciati. Secondo Mauri, se un libro costa poco è perché vale meno. Per usare le sue parole:
Spesso vedo targati 9,90 dei titoli che so essere stati scartati da tutti i principali editori del mondo, anche se magari sopra c’è scritto che si tratta di un best seller internazionale. Nella maggior parte dei casi si tratta invece di opere di scarso valore, poco curate o mal tradotte
Posizione legittima, per carità, ma approfondiamo un po'.

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Tanto per cominciare, è inevitabile notare come uno dei marchi più prestigiosi del gruppo GeMS, e cioè Garzanti, da poco abbia fatto debuttare in libreria una nuova collana proprio a 9,90€. E che lo stesso gruppo ha fatto nascere un marchio, Tre60, pensato appositamente per i famigerati libri a 9,90€.

Ma a parte questa contraddizione, la posizione di Stefano Mauri sorprende proprio perché arriva dal capo di un grande gruppo che sforna centinaia di titoli l'anno. Se a parlare fosse un editore "snob" di quelli che pubblicano cinque titoli l'anno (quando va bene), sarebbe comprensibile, ma GeMS sa benissimo che per affrontare il mercato da colosso imprenditoriale bisogna far girare l'economia. E far girare l'economia significa, per essere prosaici, far girare soldi.

Dire che un libro a 9,90€ (per non parlare di quelli a 4,90€) costa poco perché è curato male o è di bassa qualità è un'affermazione che può essere smentita con diversi esempi, anche presi dai libri GeMS. Senza contare poi che in molti casi i costi di copertina più alti sono "virtuali", perché tra promozioni e offerte speciali non si paga mai il prezzo intero. Ma a parte questo, non bisogna essere esperti di economia per capire che un libro che costa poco ha più possibilità di raggiungere alte vendite senza bisogno di massicce campagne di marketing o di distribuzione capillare (il cui costo ovviamente va a incidere sul prezzo di copertina) e perciò di far rientrare l'editore dell'investimento fatto. E, in molti casi (o comunque nei casi ideali) questi soldi vengono reinvestiti per pubblicare altri libri, pagare diritti, assumere redattori, traduttori e far girare il mercato editoriale.

Una volta qualcuno ebbe l'infelice idea di dire che "con la cultura non si mangia". Per fortuna, c'è invece chi vuole dimostrare che con la cultura si può anche mangiare, ma ovviamente per farlo non si può restare nella torre d'avorio a sognare il libro ideale e il lettore ideale, bisogna far girare il mercato in qualche modo. E abbassare il prezzo dei libri non è necessariamente il più sbagliato.

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