giovedì 13 marzo 2014

aNobii diventa di Mondadori: un nuovo inizio o la fine?



C'era una volta aNobii. Quando Facebook era ancora per pochi, Twitter non era stato ancora lanciato, per non parlare di Instagram, WhatsApp o Tumblr, un giovane programmatore di Hong Kong lanciava una piattaforma in cui chiunque, iscrivendosi, poteva creare la propria libreria virtuale, commentare i libri che leggeva e interagire con gli altri lettori. In poco tempo il fenomeno esplose, diffondendosi tra utenti di 20 lingue diverse e classificando 40 milioni di libri. Altrettanto rapidamente, aNobii ha cominciato a perdere terreno, in buona parte per colpa dei nuovi social network che permettevano maggiore interazione "2.0". Il rilancio doveva arrivare nel 2010, quando venne acquistato da una società alle cui spalle c'erano i colossi dell'editoria inglese: Penguin, Random House e HarperCollins. Il rilancio però non ci fu, e la società cedette aNobii per il prezzo simbolico di 1 sterlina al gruppo di supermercati Sainsbury, che lanciò l'idea di trasformare il social network in una piattaforma per ebook.

Anche questo rilancio è andato a vuoto, e ora aNobii entra nell'orbita del Gruppo Mondadori. Non sono noti i termini economici, ma vista la vendita simbolica dello scorso anno non sembra probabile che Mondadori si sia svenata per compare il social network. E per questo sono piuttosto gratuiti i peana di certa stampa nostrana sul fatto che un marchio internazionale sia stato acquistato da un gruppo italiano. Anche perché in un certo senso aNobii è diventato di fatto italiano già da prima: per qualche motivo, del milione di utenti che attualmente anima il social network, 300.000 sono italiani. Italiani che, nonostante la concorrenza di Facebook, Twitter o degli altri social di lettura tipo Zazie e Goodreads, restano affezionati al vecchio "tarlo" nonostante il declino e i problemi tecnici (tipo quello mai risolto della lentezza dei server).
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Da parte sua, la casa editrice di Segrate spiega che l'acquisizione punta a mettere i lettori al centro, ma non annuncia di più. A questo punto è probabile che non ci sia in vista nessuno snaturamento di aNobii, ma solo un potenziamento della struttura e dell'appeal del marchio per aumentare la base italiana di lettori e formare una community che può tornare utile sia in termini di immagine che di marketing. D'altronde non è la prima volta che Mondadori prova a sondare questo terreno: lo aveva fatto l'anno scorso annunciando, senza mai più realizzarla, una piattaforma di self-publishing.

Per aNobii niente di rivoluzionario, perciò probabilmente è utopistico pensare a un rilancio in grande stile, meglio accontentarsi di sapere che, almeno per il momento, resterà attivo e forse ci sarà un freno all'emorragia di utenti attivi.

Per concludere, ci perdonerete una piccola nota polemica su come la stampa italiana ha accolto la notizia. In particolare Repubblica, che nell'articolo dedicato mette nello stesso calderone il social networking con i libri digitali, finendo per parlare di aNobii come se fosse una piattaforma per gli ebook, da cui stimolare l'utilizzo di prodotti digitali per i lettori italiani. Qualcuno gli dica che non è proprio così.

Ps. a proposito, il Quadrotto è su aNobii

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