giovedì 7 novembre 2013

Scrivilo per noi: Vagli a spiegare che è primavera di Catherine Cipolat



Un altro appuntamento per Scrivilo per noi dalla nostra Maria Lidia Petrulli. Il romanzo di cui ci parla oggi, è stato finalista lo scorso anno di Io Scrittore, il torneo letterario firmato Gems che da un po' ci teniamo a seguire. 
Per chi ancora non lo conoscesse, il Gruppo editoriale Mauri Spagnol organizza da quattro anni il concorso in cui a votare sono gli stessi partecipanti, mettendo in palio la pubblicazione in ebook e per i migliori tra i migliori anche in cartaceo con una delle case editrici del gruppo. Un'iniziativa ormai di successo, che permette a chi scrive di confrontarsi con i pareri altrui ma anche di avvicinarsi a case editrici come Garzanti, Longanesi e Guanda, tra le altre. 
E in attesa di conoscere i finalisti dell'edizione 2013 (il 23 novembre), ecco allora una recensione di uno dei libri finalisti dello scorso anno.


Leggere per vivere una storia, un’esperienza in cui cercare una risposta che chiarisca quel che non si sia capito tempo prima, quando eravamo giovani senza la maturità giusta, perché attraverso le parole, quel che si è depositato in noi riemerga per essere rielaborato e assemblato.
È quel che mi è accaduto leggendo questo bel libro: Vagli a Spiegare che è Primavera, col quale Catherine Cipolat ci fa uno splendido regalo, ci offre l’anima di uno dei momenti più toccanti, e importanti, della nostra Storia, il 68, gli anni che lo seguirono e il cambiamento della società. Quest’ultimo visto in entrambe le sue accezioni, positiva e negativa.
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Non è un libro di ricordi, è un romanzo che va a fondo dentro l’anima, che schiude le porte a temi scomodi per un mondo disincantato come il nostro, che ci sbatte in faccia il fatto che c’è una scelta da fare su come vivere i temi più importanti della vita, l’amicizia e l’amore, la violenza e l’ideale. E che non esiste niente di solido, di definito, e allora siamo costretti ad adattarci, come figure in plastilina che prendano la forma della sagoma che le accoglie. Un romanzo umano fatto da personaggi che ci restano scolpiti dentro, poiché ognuno di essi porta una parte di noi stessi.

Per questo non ti stanchi di leggerlo, perché parla di te, a qualunque generazione tu appartenga. Mi piace lo stile scelto da Catherine, diretto, efficace, senza fronzoli, pervaso di un’ironia sottile, ma quel che mi ha maggiormente affascinata è il fatto che con le parole lei dipinge. Dalle emozioni ai personaggi ai luoghi, le parole creano contorni e sfumature che li rendono indimenticabili e che sollecitano l’occhio a vedere, a riprodurre, rendendo la lettura più efficace. Se potessi, porrei all’autrice una domanda sola: ha mai dipinto?

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