martedì 26 novembre 2013

In & Out: la scrittura per ragazzi


Bentornati alla rubrica In & Out, con qualche dritta per orientarsi tra mode e topoi della scrittura. Oggi parliamo di un genere particolare quanto in voga, quello dei romanzi per teenager. Si tratta di una fascia di pubblico molto delicata, perché è in quel momento che si conquista o si perde per sempre il giovane lettore. Soprattutto, non è una scrittura da prendere sottogamba, anzi!







Un mondo su misura. Assolutamente In. Dire che i protagonisti devono essere i teenager sembra scontato, ma non lo è, perché non basta narrare quel che normalmente tormenta un adolescente per fare un buon romanzo. Il segreto sta invece nel fare dei ragazzi il centro del mondo narrativo, ponendoli di fronte a sfide e situazioni che nel mondo reale spettano normalmente agli adulti. Un po' come Harry Potter che a soli 11 anni deve salvare tutto il mondo dei maghi.

Il romanzo di formazione. Con il dovuto rispetto per opere che hanno fatto la storia, è Out, perché va bene se è il libro Cuore o Piccole Donne, ma riscriverlo è un'altra cosa. Come per tutti i romanzi, mai dare l'impressione che si stia insegnando qualcosa, sarebbe solo controproducente.

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Il fantasy è In, ma con qualche accorgimento. Non basta cavalcare l'onda di Twilight infatti per fare un buon libro per ragazzi. Ma il fantasy permette quel tocco di magia che facilita il passaggio dal libro per bambini al romanzo tradizionale, e in più ha quella giusta dose di sospensione dell'incredulità che ci consentirà di rendere i nostri protagonisti degli eroi senza risultare banali. La bravura di chi scrive starà tutta nel trovare il giusto mezzo tra Rodari e Tolkien.

Io e il mio ego. Per quanto una buona dose di egocentrismo sia un fatto ricorrente nel lettore adolescente, riportarla nei libri è Out. Può sembrare che funzioni, e a volte il mercato ha risposto positivamente a questo tipo di impostazione, ma qui come in tutta la narrativa il libro deve parlare di chi legge, non di chi scrive. In altre parole, non è il caso, soprattutto con un teenager, di cominciare la gara del chi è il più bravo o il più sfortunato a seconda della situazione, altrimenti si mette a rischio l'immedesimazione del lettore nel protagonista.


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