martedì 8 ottobre 2013

In & Out: la voce dell'autore



Chi ci segue già da tempo ricorderà che di questo abbiamo già parlato lo scorso anno, con i consigli di un talent scout. Ma se allora ne abbiamo discusso diffusamente, stavolta vogliamo darvi qualche consiglio schietto e rapido.



La prima persona. È In, purché non parli di sé. Com'è possibile? Be', prendete a mo' di esempio Il Grande Gatsby o Cime tempestose. Una prima persona che parla di sé puzza di autobiografismo, e in questo caso renderla interessante diventa davvero difficile. Ma se al contrario la prima persona serve a dare una visione complessa degli eventi che circondano il personaggio/io narrante allora avanti tutta!

Il giudizio dell'autore. Out. Non ci riferiamo solo a quei momenti in cui la voce narrante interviene per lunghi periodi, ma anche a tutte quelle interferenze della durata di un aggettivo o di un avverbio che vogliono parlare al posto dei personaggi e degli avvenimenti. Se proprio non potete farne a meno di dare un messaggio, lasciate che il lettore lo capisca da solo. E comunque, che sia un punto di vista più che un giudizio sic et simpliciter.

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Alzare la voce. Ancora Out, perché fa il paio con il punto precedente. Solo, se prima il discorso era contenutistico, ora è soprattutto stilistico. Non forzare la mano sulle scene, non caricare ogni riga più del dovuto, perché se un valore la vostra storia ce l'ha, non c'è bisogno di accrescerlo, e se non ce l'ha, ogni aggiunta sarà vana.

Il narratore dal basso profilo. In, purché non vi crediate Zeno Cosini. In sostanza: è più che consigliabile lasciare che il narratore si limiti al racconto, che non si dia arie e anzi mostri umiltà verso i suoi lettori. Ma attenzione alle finte, perché di antieroi e inetti che promettono un profilo basso per poi se possibile alzarlo ancor di più la nostra letteratura ne ha già visti tanti.



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