giovedì 24 ottobre 2013

Consigli di… scrittori: Elmore Leonard



Inauguriamo oggi una nuova rubrica di consigli di scrittura… dati dagli scrittori. Raccoglieremo qui pillole e consigli dai grandi della letteratura di tutti i tempi, cercando di esaminarli anche con occhio critico e vedere se e come si possono sempre applicare. Cominciamo con Elmore Leonard, il maestro del noir scomparso lo scorso agosto, e i 10 consigli che diede nel 2001 al New York Times in un articolo intitolato Easy on the Adverbs, Exclamation Points and Especially Hooptedoodle.

1. Never open a book with weather
Bando al meteo, quando il lettore apre un libro sta cercando delle persone, quindi evitiamo lunghe digressioni sulla pioggia, o sul sole, o sulla neve. A meno che, specifica Leonard, non si voglia parlare della reazione dei personaggi ai fattori atmosferici. E poi ci sono le eccezioni: Leonard parla di Barry Lopez, scrittore e saggista americano che "ha più modi di un eschimese per descrivere il ghiaccio e la neve"

2. Avoid prologues
Sempre perché il lettore vuole conoscere le persone e le azioni. In un romanzo il prologo di solito fa parte della backstory, quindi non è necessario metterlo all'inizio. Spostiamo il prologo a metà. L'eccezione che conferma la regola: il prologo di Quel fantastico giovedì di John Steinbeck, in cui un personaggio dice di voler sentire i personaggi che parlano senza che gli si dica come sono fatti, cosa pensano e tutte quelle cose che distraggono dalla storia.

3. Never use a verb other than "said" to carry dialogue
Questa è una regola che Leonard ha sempre rispettato in tutta la sua produzione, verificare per credere. Tutti gli altri verba dicendi diversi dal "disse" per lui sono intrusivi e distraggono.

4. Never use an adverb to modify the verb "said" (he admonished gravely)
Strettamente collegato al precedente. L'avverbio per modificare un verba dicendi è per Leonard un segno di insicurezza dell'autore. È un "peccato mortale". In un suo romanzo, c'era un personaggio che scriveva romanzi storici "pieni di stupri e avverbi".

5. Keep your exclamation points under control
Per Leonard siete autorizzati a usarne non più di due o tre ogni 100.000 parole. Eccezione: lo stile di Tom Wolfe. In quel caso se ne possono usare a manciate.
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6. Never use the words "suddenly" or "all hell broke loose"
"Questa regola non richiede spiegazioni. Ho notato che gli scrittori che usano la parola 'improvvisamente' o 'si scatenò l'inferno' hanno un controllo minore sull'uso dei punti esclamativi".

7. Use regional dialect, patois, sparingly
Al di là dell'effetto discutibile dell'infarcire le pagine di parole tronche o storpiate, secondo Leonard utilizzare i dialetti crea dipendenza. Si può rendere una parlata locale senza necessariamente riprodurla come in una sbobinatura. Esempio: Annie Prouxl nella raccolta di racconti Distanza ravvicinata.

8. Avoid detailed descriptions of characters
Come diceva il personaggio di Steinbeck, il lettore non vuole sapere per filo e per segno come sono fatti i personaggi. In Colline come elefanti bianchi di Hemingway, ci sono due personaggi, identificati semplicemente come "l'americano e la ragazza che era con lui", e per tutto il romanzo c'è solo una descrizione fisica, quando lei "Si tolse il cappello e lo mise sul tavolo".

9. Don't go into great detail describing places and things
Al di là del vecchio discorso sulla soglia di interesse del lettore, bisogna essere molto bravi a tenere alta l'attenzione quando si interrompe il flusso dell'azione.

10. Try to leave out the part that readers tend to skip
Una regola che Elmore Leonard fa risalire al 1983. Se da lettori tendiamo a saltare interi paragrafi troppo fitti di parole, o di descrizioni, o di punti morti, perché scrivendo non cerchiamo di evitare quegli stessi errori. "Scommetto che non saltate i dialoghi".

E quindi l'undicesima regola, quella che ricapitola la 10 ma anche tutte le altre.
"Se sembra scritto, lo riscrivo".

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