venerdì 25 ottobre 2013

Alla scoperta di… La morte delle api



Questa settimana per la scoperta del venerdì erano in ballottaggio due romanzi. La morte delle api e La donna del peccato, entrambi già segnalati tra le uscite settimanali. Innovativo e quasi d'avanguardia il primo, storiona vecchio stampo il secondo, è inutile dire che sono agli antipodi. Ma noi abbiamo scelto il primo, e presto vi diremo perché.

È il romanzo d'esordio della scrittrice scozzese Lisa O'Donnell, e le ha assicurato la vittoria al Commonwealth Prize 2013. Uscito il 2 gennaio nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ed edito ora da Newton Compton Editori, La morte delle api è stato definito a seconda delle occasioni romanzo sociale, romanzo di formazione, romanzo d'avanguardia, e qualcuno non a torto ha ravvisato tracce di giallo.
Prima di arrivare alla trama, che pure non è da poco, una precisazione: è un romanzo che ha tutti gli elementi del successo da manuale di scrittura americano, ma il loro uso è così sapiente che nulla toglie (anzi, semmai aggiunge) alla qualità letteraria del testo, e questa è una cosa rara. 

Innanzitutto, l'incipit con "botto", come lo definisce la stessa autrice in un'intervista al Telegraph: le sorelle Marnie e Nelly, 15 e 12 anni, trovano i cadaveri dei loro genitori e li seppelliscono in giardino. Dopo di ché, ricominciano a vivere come prima, se non fosse che hanno un segreto da custodire e una vita da portare avanti da sole. Coprotagonista è l'anziano vicino di casa Lennie, scandalo del quartiere per un precedente di pedofilia omosessuale, che trova nel prendersi cura delle ragazze l'unica ragione del suo ultimo anno di vita.
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Ma quello che davvero vale di questo libro è l'uso di diverse voci narranti: già, proprio quello da cui tanto spesso mettiamo alla larga come trucco facile facile per diversificare un po' la narrazione, qui diventa una scelta efficace e alta, che fonde perfettamente insieme le necessità stilistiche con quelle dell'intreccio e permette di sondare i personaggi meglio di qualunque narratore interno o esterno che sia. Le tre voci, tutte in prima persona, sono appunto quelle di Marnie, Lennie e Nelly, quest'ultima con meno spazio ma assolutamente più interessante perché tale è – a nostro avviso – il personaggio.

E sono proprio i personaggi secondari, non troppi ma abbastanza per farne una nota di rilievo, il secondo jolly di questo romanzo, per il loro essere un tutt'uno con l'ambientazione precisissima eppure universale. Un sobborgo di droga e povertà, in cui ognuno cerca di sopravvivere a modo suo, in una situazione che l'autrice stessa (sempre nell'intervista al Telegraph) ha definito claustrofobica ma che mai nel libro diventa oggetto di giudizio morale. 
Non manca infine il fiato sospeso, la giusta tensione che fa procedere la lettura senza intoppi ma anche, lo ripetiamo, senza trucchi che farebbero dimenticare il gusto di una buon libro. Unica nota forse migliorabile è il finale, tirato un po' troppo per le lunghe con scene da film americano. Ma si sopravvive, e anche bene. Da leggere assolutamente. 

Ps: Se avete letto fin qui, avrete anche la pazienza e la voglia di sapere del ballottaggio con La donna del peccato. Avrete notato che i libri sono entrambi editi da Newton Compton, entrambi in cartaceo ed ebook, ed entrambi a cura del Quadrotto,  ma non è questo. Sono due storie da leggere, diverse ma entrambe perfettamente riuscite nell'intento di ricreare una situazione molto particolare (La donna del peccato è ambientata nella New Orleans di fine Ottocento) che però con i suoi personaggi e le sue vicende riesce a parlare di mondi universali. Che poi è quello che ogni buon libro dovrebbe fare.

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