venerdì 18 ottobre 2013

Alla scoperta di… "Il testamento Disney"



Il testamento Disney è, in maniera dolorosamente fortuita, il testamento di Paolo Zanotti, scrittore e saggista novarese morto l'anno scorso ad appena 41 anni. E, all'interno della sua produzione narrativa, Il testamento Disney rappresenta la vetta della maturità artistica e un anticipo, destinato purtroppo a rimanere tale, di quello che sarebbe potuto essere.
Questo romanzo, pubblicato postumo da Ponte alle Grazie, è molte cose, in una stratificazione di livelli e significati che a volte lascia disorientato anche il lettore più esperto.

Innanzitutto è un romanzo generazionale e di pseudo-formazione: nelle battute iniziali ricorda il Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi – e tutti i suoi vari epigoni degli anni '90 – per il modo in cui ci mostra un gruppetto di amici. Certo, lì erano adolescenti e qui ventenni-e-rotti (prossimi alla "trentennificazione", per usare il termine dello stesso Zanotti abbondantemente saccheggiato da quarta di copertina e sinossi), lì i riferimenti culturali erano al rock di quegli anni, qui al sempiterno mondo Disney, ma c'è comunque lo sguardo ironico e malinconicamente affettuoso nei confronti di una generazione che non sa come affrontare il passaggio verso l'età adulta, e a malapena sa come relazionarsi con i propri coetanei. Questo gruppo si ribattezza quindi con i nomi degli eroi Disney, sempre uguali a se stessi, con un mondo dalle regole precise e che, soprattutto, non invecchiano mai.
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Ben presto però la vicenda travalica i confini del romanzo generazionale, mescolando giallo, umorismo, un pizzico di paranormale e altro ancora. E, nonostante il riferimento al mondo Disney, i nostri sembrano più una Scooby-gang paranoica e disfunzionale.

Raccontare gli sviluppi del romanzo fino alla malinconica conclusione non avrebbe senso in questa sede: semplificherebbe necessariamente quello che è un intreccio elaborato e toglierebbe la sorpresa al lettore. Basti dire che Zanotti non si piega all'obbligo del lieto fine, e porta a conclusione il suo ritratto di una generazione.

A fare da sfondo, una Genova pre-G8 del 2001 – viene citato en passant come imminente – che i protagonisti ribattezzano "stuntown", una città stuntman, che per loro sostituisce quella in cui dovrebbero vivere. Una città a tratti misteriosa e a tratti ostile che i nostri eroi popolano di personaggi da favola. Ma, come in ogni favola che si rispetti, non manca l'orco.

Riferimenti sul web:
https://nemoinslumberland.wordpress.com/2013/09/06/il-testamento-disney/

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