venerdì 13 settembre 2013

Scrivilo per noi: Alla scoperta di… "Betty" di Roberto Cotroneo



È uscito da pochi giorni Betty, il nuovo romanzo di Roberto Cotroneo, e ospitiamo oggi una recensione di Maria Antonietta Freni.

Ho letto tutto d’un fiato Betty, Bompiani 2013, l’ultimo romanzo di Roberto Cotroneo, e subito dopo l’ho riletto, centellinandolo, per assaporarne la scrittura, per cogliere i messaggi più profondi.

Con un affascinante espediente letterario l’autore immagina di trovare un manoscritto di Georges Simenon. È abbandonato al tavolo di un bar nell’isola di Porquerolles, il posto preferito, il buon ritiro dello scrittore prima che diventasse famoso, ma dove poi, chissà perché, non volle più mettere piede.

Nel manoscritto Simenon racconta il suo ritorno nell’isola, quando è ormai vecchio e malato. Lì viene profondamente colpito dalle fotografie di una donna che vive sola in una casa vicino al faro: “l’ho guardata negli occhi e ho ritrovato molti dei miei appunti più segreti, quelli che ti spingono a scrivere, ma non ti aiutano mai a capire la tua vita né quella degli altri”. La misteriosa donna, che si fa chiamare Betty come la tormentata protagonista di un suo vecchio romanzo con la quale sembra volersi identificare, muore annegata, e Simenon viene suo malgrado coinvolto nelle indagini.

consulenza gratuita per autori



 “Non è un fantasma, intendiamoci, ma è ovunque, sembra apparire dal nulla” dice di lei l’uomo che ha scattato le foto. In effetti questa donna sola, che scruta il mare dalla scogliera o siede al tavolo del bar con un bicchiere, come nei quadri di Hopper, che si autodistrugge e trascina nel suo abisso di dolore e di smarrimento coloro che la amano, sembra affiorare dal mondo evanescente delle ombre. È l’archetipo della donna fragile, senza centro, che affascina ma inquieta perché spalanca le porte del dolore e della sofferenza. Rievoca in Simenon la Betty del suo romanzo, ma anche la sua tormentata figlia, Marie-Jo, morta suicida. Risveglia un dolore ancestrale, un lutto mai elaborato, e lo scrittore è costretto a riflettere sui fantasmi, sugli incubi che, da quando Marie-Jo è morta, non trasferisce più nei libri: ormai non scrive e le parole gli appaiono “trasparenti tanto sono povere”.

È un giallo come gli altri di Simenon? Sì e no, anche se i personaggi, lo stile e il ritmo avvincente ci fanno dimenticare che non è l’autore di Maigret che sta scrivendo. Cotroneo riemerge discreto di tanto in tanto, con lo sguardo fotografico che si fissa sulle ombre piuttosto che sulle luci, con l’orecchio musicale che ascolta i silenzi piuttosto che i suoni, con le percezioni al di là del tempo e dello spazio, e alla fine ci trasporta in un universo borgesiano dove vivono le due Betty, Marie-Jo e un’altra donna affascinante, con le “mani leggere, lunghe ed eleganti” e “gli occhi persi come quelli di un uccellino smarrito”.

Chi è? È lei che ha abbandonato sul tavolo di un bar il manoscritto con due pagine strappate, è lei che gliele ha alla fine spedite? Col “suo viso luminoso e insieme malinconico”, sembra legata da un filo sottile a tutte le donne che con un dolore cronico e lacerante si autopuniscono per un trauma subito -o che hanno creduto di subire- da piccole.

E alla fine il vero giallo resta insoluto: da dove vengono i personaggi dei libri? È l’autore che li plasma o sono loro a plasmare l’autore?

Nessun commento:

Posta un commento