giovedì 19 settembre 2013

Il Man Booker Prize apre agli autori americani



Gli organizzatori del Booker Prize hanno confermato i rumors annunciando che a partire dal 2014 il premio sarà aperto a tutti i romanzi scritti in lingua inglese e pubblicati in Gran Bretagna, a prescindere dalla nazionalità dell’autore. La notizia va letta soprattutto come l'ammissione degli autori americani alla lista di coloro che si contenderanno il prestigioso premio per la narrativa.
Fondato nel 1968, il Booker era precedentemente aperto solo agli scrittori provenienti dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda e dalle 54 nazioni del Commonwealth. Ma questo non ha impedito al premio – ufficialmente noto come il Man Booker Prize dopo essere stato finanziato dalla società di servizi finanziari Man Group PLC – di diventare uno dei più noti riconoscimenti letterari del mondo, uno di quelli che portano sia prestigio che potere commerciale. Tra i vincitori del passato figurano infatti autori del calibro di V.S. Naipaul, Salman Rushdie, Margaret Atwood, Ian McEwan e Hilary Mantel.

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Jonathan Taylor, presidente del consiglio amministrativo, ha detto che il premio allargato “accoglierà, celebrerà e abbraccerà gli autori che scrivono in inglese, a prescindere se vengono da Chicago, Sheffield o Shanghai”. “Stiamo abbracciando la libertà della lingua inglese in tutto il suo vigore, la sua vitalità, la sua versatilità e la sua gloria, ovunque essa sia” ha dichiarato. “Stiamo abbandonando i vincoli geografici e dei confini nazionali.”
Gli organizzatori hanno detto di aver considerato anche la possibilità di creare un premio a parte per gli Stati Uniti, ma hanno bocciato l’idea per paura di “compromettere o indebolire” il premio esistente.
Tra i sei finalisti del premio di quest’anno (NoViolet Bulawayo, Eleanor Catton, Jim Crace, Jhumpa Lahiri, Ruth Ozeki, Colm Tóibín) due hanno forti legami con gli Stati Uniti: l'autrice indoamericana Jhumpa Lahiri, che nel 2000 ha vinto il premio Pulitzer con la sua opera di esordio, la raccolta di racconti L’interprete dei malanni, e la scrittrice, regista e monaca buddista Ruth Ozeki, che ha vinto l’American Book Award per All over Creation. Il vincitore sarà annunciato nel corso di una cerimonia a Londra il 15 ottobre.
I libri continueranno a essere presentati da editori britannici e recensiti da una giuria. Le modifiche non riguardano invece il Man Booker International Prize, un premio alla carriera consegnato ogni due anni e aperto a scrittori di tutto il mondo.
Il Booker suscita spesso accesi dibattiti, e l’allargamento ha ricevuto giudizi contrastanti dal mondo letterario. Lo scrittore e giornalista Melvin Bragg ha dichiarato al Sunday Times che “ora il Booker perderà il suo carattere distintivo. È un po’ come una società britannica rilevata da gruppi di controllo provenienti da tutto il mondo.” Invece lo scrittore irlandese John Banville, che ha vinto il premio nel 2005 per Il Mare, ha detto alla BBC che è un’ottima idea. “Ma Dio ci aiuti”, ha aggiunto, “perché la narrativa americana è davvero molto forte.”

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