martedì 10 settembre 2013

5 tips: la scrittura autobiografica


Bentornati all'appuntamento del martedì con i 5 tips, i consigli di scrittura dal mondo anglosassone. Forse pochi di voi hanno scritto una vera e propria autobiografia, pensando di lasciare questo privilegio a vip e personaggi eccellenti. Ma di certo molti hanno sperimentato l'intreccio tra la propria vita e la propria scrittura, più o meno premeditato. Come e più che tutte le cose della scrittura, siamo convinti che gli elementi autobiografici richiedano una consapevolezza forte da parte dell'autore, per essere gestiti al meglio. Ecco allora la nostra selezione di consigli per oggi.

1. Why are you doing this? Avete ragione, questo è un consiglio trito e ritrito, ma non lo sarà mai troppo. Capire cosa si scrive e perché è sempre la prima regola. Se volete tenere un diario per esercizio, psicologico o letterario che sia, lo sfogo vi farà bene e nulla toglierà alla vostra bravura, anzi, vi aiuterà a sciogliere la mente e la penna. (Lo fa anche Joyce Carol Oates, scrive diari in continuazione). Ma se volete pubblicare qualcosa di autobiografico è un'altra storia, e quindi meglio fare dal primo momento le dovute distinzioni.

2. How? Una volta deciso il perché, dovete stabilire il come. Nella piena consapevolezza che stile e intenti vanno sempre di pari passo. Qualunque cosa scegliate, chiunque vi faccia da modello, ricordate sempre di non eccedere nei manierismi, di nessun tipo. Soprattutto, che gli intenti non superino lo stile e viceversa. Tenete un tono di voce sempre adeguato a ciò che raccontate, e non sbaglierete mai.
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3. Everyone you know is just a character. In altre parole, siate spietati. Sia nei confronti della vostra vita, sia di quelle altrui. Niente simpatie insomma, trattate i personaggi come tali e non come vostri vecchi amici o nemici, parenti o benefattori. Non gioverà a nessuno, a voi, a loro o al lettore. Del resto, se anche scriveste una storia di pura fantasia le vostre conoscenze non esiterebbero a cercare il nesso con voi stessi, perciò tanto vale ignorare sin dall'inizio questo elemento e procedere senza guardare in faccia nessuno.

4. Find the truth. Non sempre ciò che crediamo è la verità. Il che non vuol dire cercare arcani e misteri ovunque, ma solo approfondire ciò di cui si parla senza paura. Liberarsi dei pregiudizi che si hanno sugli altri e, perché no, anche su se stessi. Come quella certa cosa che ci è successa da bambini e che siamo convinti sia il nostro più grande trauma… sarà davvero così?

5. Please, don't cry. Far piangere è molto più facile che far ridere, perché se la vita presenta elementi inevitabilmente e indiscutibilmente tragici, sul comico c'è da pensarci. Ma questo non ci autorizza a indulgere in storie strappalacrime, anche perché il rovescio della medaglia è che di tragedie ognuno ha la sua, e se esagerate il lettore finirà per ritenere la vostra (tragedia) inferiore alla sua, e perciò non più degna della sua attenzione. Insomma, bando ai pronomi: per scrivere una buona autobiografia, imparate a prendere la vita con le pinze. Soprattutto la vostra.


1 commento:

  1. Tutto sacrosanto. Ho pubblicato un romanzo autobiografico e la prima difficoltà che ho incontrato è proprio stata quella di essere obbiettiva, non lasciandomi travolgere dai sentimenti, simpatie, antipatie. Raccontare di sé stessi, standone "fuori", è una difficile necessità.

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