giovedì 6 giugno 2013

Scrivilo per noi: il dilemma della narrativa breve



Ecco il contributo di Luigi, che ci parla della narrativa breve e del perché, secondo lui, sia così poco diffusa in Italia.

Sono un autore esordiente, ma credo di valere molto di più come lettore ed è in questa veste che vi invio le mie righe. Perché alla scuola di scrittura ti insegnano sempre i racconti, sono più facili da analizzare e apparentemente anche da realizzare, sebbene poi in un racconto ogni difetto venga fuori senza perdono, mentre invece in un romanzo è più facile che si nasconda nel mucchio.
Insomma, i racconti non sono certo una narrativa di serie b, anzi, in giro ce ne sono tantissimi, di esordienti e non; eppure, in libreria costituiscono ancora un problema.

All'estero non è così, il pluricitato Carver non credo abbia mai scritto romanzi. In America ci sono le riviste, ti risponde l'editore italiano, i racconti partono da lì, dalle università, dalle scuole. È vero, ma non solo, perché poi Carver diventa famoso anche in Italia e non è affatto l'unico. Quindi non credo sia un problema solo di mercato, non è che agli italiani non piaccia leggere raccolte di racconti. Del resto, la colpa non è solo degli editori, tanti (Minimum fax per restare in tema) ci provano anche con gli italiani a fare le raccolte di racconti.

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Forse, piuttosto, il problema non è che non li vogliamo leggere, ma che non li sappiamo scrivere. Forse la narrativa breve non ci appartiene, perché possiamo leggere Cechov e restare sbalorditi dai suoi racconti ma poi se ci proviamo noi c'è inevitabilmente qualcosa che non quadra. O sono comunque troppo lunghi per confluire in una raccolta, e allora si preferisce montarli e farne romanzi in miniatura (come accade in tanti libri di Ammaniti o Erri De Luca), oppure non siamo capaci di scrivere una storia ricca e densa in poche cartelle, e allora finiamo per raccontare fatti di poco conto caricandone di  significato e metafore ogni riga.
Forse noi siamo così, la brevità la conosciamo solo come forma di ermetismo, come quando in una poesia si cerca di dir tutto in uno o due versi. Ma il minimalismo, la ricerca di storie significative di per sé, quello no, non ci appartiene. Piuttosto, scriviamo un poema o un grande romanzo.

A ogni modo, io resto aperto alle novità, e continuerò a cercare raccolte di racconti italiane e a leggerle e a interrogarmi su cosa funziona e cosa no. Mai dire mai.

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