giovedì 27 giugno 2013

Nuove uscite: "L'importo della ferita", il libro nero dei bestselleristi italiani



Come scrivono gli autori italiani? E, in particolare, come scrivono gli autori italiani di bestseller? Male, a giudicare dal libro "L'importo della ferita e altre storie. Le prodezze veramente scritte dagli autori italiani", pubblicato da Clichy e scritto da Pippo Russo, giornalista noto per le sue rubriche satiriche sullo sport. Stavolta il suo obiettivo sono i bestseller italiani, accusati non solo di avere uno stile piatto e privo di personalità, ma di essere anche pieni di errori. Spiega l'autore:
È catastrofico confondere la legittimazione del mercato con la qualità. Proprio gli autori di bestseller sono, ahinoi, inconsapevoli manutentori della lingua: un cattivo uso dell' italiano nei loro libri ha effetti devastanti.
 La principale "vittima" di Russo è Giorgio Faletti, che suo malgrado ha ispirato il titolo del pamphlet: "L'importo della ferita" deriva infatti da una frase di "Niente di vero tranne gli occhi": «con un gesto istintivo, sollevò la manica della tuta per controllare l'importo della ferita». Non l'entità o la gravità della ferita, ma l'importo, che si aggiunge a diverse altre particolarità dell'autore piemontese, con frasi come «Anche se la sua vittima avesse chiesto aiuto, cosa di cui dubitava, di solito nessuno si immischia in certe faccende» o espressioni riprese dallo slang americano tipo «un fior fior di regolare» per definire un eterosessuale (da "regular guy").
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E che dire di Fabio Volo? Senza stare a sindacare sulle sue doti letterarie, basti pensare che in due sue libri compaiono due scene fatte con il copia-incolla: Russo scopre che in "Le prime luci del mattino" e "Un giorno in più" c'è una scena identica, quella in cui il protagonista ricorda quando spuntava i fagiolini con la nonna (e no, il protagonista non è lo stesso). Copia-incolla che riguarda anche battute e riflessioni su argomenti standard

Ce n'è anche per bestselleristi improvvisati, come Pupo. Il cantante toscano ha provato a cimentarsi con un thriller intitolato "La confessione" che secondo Russo ha "psicologie tagliate con la motosega e rifinite col napalm". E la stroncatura è ben documentata da esempi e analisi.

Ma non vanno meglio gli autori "alti", quelli che aspirano al Premio Strega o che l'hanno vinto. Russo distrugge la prosa di Alessandro Piperno, fatta di aggettivazioni discutibili tipo «tremebonda inadeguatezza» e citazioni stucchevoli, ma anche il contenuto dei suoi libri, piene di frasi anti-omosessuali. Ma oltre alla prosa c'è anche la sostanza: e così Antonio Scurati, un altro degli autori nel "pantheon" della narrativa italiana contemporanea, scrive un romanzo storico ("Il rumore sordo della battaglia") in cui c'è il tabacco in Europa prima della scoperta dell'America e in cui si anticipa di un secolo la nascita del Granducato di Toscana. E poi si trovano frasi tipo: «Era il calco psichico di un languore immemorabile che nessuna azione avrebbe potuto riscuotere dal suo sonno comatoso», che per Russo sono l'equivalente della supercazzola di Amici miei. Ma il problema, in fin dei conti, come dice Russo è che "leggiamo senza leggere".

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