martedì 28 maggio 2013

I personaggi secondo Dostoevskij



Oggi era prevista la ripresa dei five tips, dopo la pausa del Salone di Torino che come sapete ha occupato quasi due settimane di blog. 
Tuttavia, sfogliando qua e là, ci è parso di trovare un consiglio interessante, anche se forse più complesso. 

Si tratta di un passaggio de "L'idiota" in cui l'autore, prendendo la parola come era normale per i romanzieri d'allora, si interroga sul modo migliore di gestire i personaggi, in particolare quelli che non sembrano avere nulla di speciale.
Leggete un po' e, se vi interessa, ricordate che il modo migliore per rubare il mestiere è quello di andare direttamente a bottega, vale a dire dritti al romanzo.
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Ciò nonostante, una questione ci si affaccia pur sempre: che ha da fare il romanziere con le persone assolutamente ordinarie, "comuni", e come deve presentarle al lettore per renderle in qualche modo interessanti? Trascurarle del tutto nel racconto è impossibile, perché le persone ordinarie sono in ogni momento e nella loro maggioranza un anello indispensabile nella concatenazione degli avvenimenti quotidiani; trascurandole dunque si verrebbe meno alla verosimiglianza. Riempire i romanzi di soli tipi, anzi, per destare interesse, semplicemente di persone strane ed inesistenti sarebbe inverosimile, e magari anche privo di interesse. Secondo noi, lo scrittore deve ingegnarsi a scoprire sfumature interessanti e istruttive pur fra le figure ordinarie. Quando poi, per esempio la sostanza di taluni personaggi sta appunto nel loro costante e immutabile carattere ordinario o, meglio ancora, quando, nonostante tutti gli sforzi di questi personaggi per uscire a qualunque costo dalla carreggiata del consueto e della praticaccia, essi finiscono con il rimaner sempre e invariabilmente non altro che praticoni, allori questi personaggi acquistano perfino una certa loro speciale tipicità: quella dell'ordinario che per nulla al mondo vuol rimanere ciò che è, ma ad ogni costo vuol riuscire originale e personale, pur non possedendo alcun mezzo, benché minimo, per assicurarsi tale indipendenza.

Che ne pensate? Commentate dunque, intanto trovate qui l'edizione da cui abbiamo tratto il brano (siamo all'inizio della Parte IV).


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