venerdì 12 aprile 2013

Alla scoperta di… gli ebook e i formati proprietari



Quella di oggi è una scoperta diversa dal solito, innanzitutto perché non è poi tanto bella. Certo, non è nemmeno una novità, ma qualcosa su cui ci sembrava giusto fare il punto e riflettere. 

Partiamo da un dato incontestabile: gli ebook, libri in formato digitale. Ma che formato? Lasciati da parte gli ormai obsoleti (almeno per questa destinazione) pdf, lo standard attuale è quello degli epub. Un formato libero, basato su html e quindi facilmente riconoscibile da qualunque device. Lo hanno studiato dall'IDPF (International Digital Publishing Forum) apposta per creare uno standard comune a tutti, libero perché chiunque potesse contribuire a migliorarlo ma soprattutto perché il sapere fosse "leggibile" sempre. Insomma, una bella impresa, che non a caso ancora non è terminata e ancora si migliora.
Ma la lettura digitale, lo sapete, passa dagli e-reader intesi come hardware (e quindi tutti quegli apparecchi dal Kobo al Kindle al Leggo ibs e così via) o come software (le app che permettono di leggere anche su smartphone e tablet). In entrambi i casi, il processo di lettura dipende dallo strumento che utilizziamo e di conseguenza da chi lo produce. E qui arriviamo al dunque. Perché se il formato epub sarebbe teoricamente leggibile da chiunque, nella realtà ogni casa produttrice ci mette del suo per far sì che il proprio e-reader sia considerato il migliore.

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Il meccanismo è questo: chi produce i device coincide o è in qualche modo collegato a una libreria on-line (Amazon per il Kindle, InMondadori per il Kobo, Ibook Store per dispositivi Apple) e quindi vuole fare in modo che chi acquista un dispositivo poi compri libri solo da lì, e viceversa. Il primato in questo senso ce l'ha senz'altro Amazon, perché vende ebook in formato Kindle leggibili solo sugli omonimi device. E la cosa non finisce qui. Dal momento che, per chi abbia un po' di praticità, hackerare un ebook è cosa da poco, molti hanno provato a passare i loro libri da un dispositivo all'altro. Il risultato? Leggibile, ma non per questo gradevole.
Il motivo sta nel fatto che Amazon come InMondadori e Apple pongono delle limitazioni molto strette, spesso in conflitto con gli standard Idpf, proprio per fare in modo che solo restando all'interno del marchio il risultato sia di qualità.
Tanto per capirci, se caricate un qualunque ebook su Kobo avrete un risultato "così così", mentre se sullo stesso device caricate lo stesso libro ma acquistato da InMondadori il risultato sarà perfetto. Che dire? Ognuno porta l'acqua al suo mulino, ma questo non sembra in linea con l'idea di una comunità culturale del web, in cui le informazioni e il sapere possano circolare liberamente. Vedremo chi l'avrà vinta.

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