giovedì 21 marzo 2013

Scrivilo per noi: lo sapevi che…



Il post di oggi non si occupa esattamente di libri, anzi, per niente. Ma quando Giuseppe Di Leo ce lo ha inviato, non abbiamo resistito a pubblicarlo. Perché parla di cultura nel senso più alto del termine.

La sera del 13 marzo il conclave elegge un nuovo Papa. Il mattino seguente, le bacheche facebook sono invase da notizie su di lui, perché è così che funziona, se sei un personaggio pubblico non puoi avere segreti, e tutti hanno il sacrosanto diritto di fare ricerche su di te. Fin qui, è una delle più grandi conquiste della modernità, un corollario ormai imprescindibile della democrazia.
Ma poi vado a leggere le notizie, e resto sconcertato. Sono tutti titoloni (sapete che condividendo un link su facebook vi compare solo il titolo e al massimo un riassunto), presi da ogni dove, il più delle volte infondati e soprattutto offensivi. E allora, scusate il paragone, mi vengono in mente certi nostri rappresentanti istituzionali, e come l'opinione pubblica li abbia resi oggetto di scandalo. E mi chiedo: che differenza c'è tra loro e il Papa? 

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Capitemi, non è un discorso politico ma solo una provocazione. Perché vai a vedere e ad approfondire, il 90% di quelle notizie non aveva fonti certe ma ha fatto il giro del mondo. Come se, più che conoscere chi va al potere ci interessi distruggerlo, a prescindere. Se ne sono fatte di lotte, per il diritto alla cultura e alla conoscenza. Ma proprio ora che abbiamo grandi strumenti tra le nostre mani (la rete prima di tutto), rinunciamo a usarli, abusando di un copia-incolla-condividi senza alcuno scrupolo critico: se dice qualcosa di scandaloso, allora va bene, lo pubblico, e chi se ne importa di sapere se è vero o no. Siamo passati da una cultura critica a una cultura dello scandalo, in cui ciò che conta è urlare più che dialogare.

Non mi dilungo oltre, spero mi abbiate compreso. Questa non è la difesa del Papa o di qualunque altro personaggio pubblico sia stato preso a bersaglio dalla rete. È l'amarezza per cui uno strumento che doveva portare democrazia e cultura per tutti è diventato un'aberrazione, un luogo in cui tutti sono uguali perché a nessuno viene dato il giusto valore. Perché in una vera democrazia, la diversità dovrebbe essere il primo diritto, e invece ci si ritrova tutti uguali gli uni contro gli altri in una gara all'ultimo insulto. Poi su il Papa o chicchessia ognuno la pensi come vuole, purché prima di "condividere" una notizia si prenda la briga, come il web insegna, di andarsela a verificare.

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