martedì 19 marzo 2013

Dice il saggio: a proposito del narratore



Chi è il narratore? La domanda è meno banale di quanto possa sembrare a prima vista, e soprattutto si ricollega al discorso sulla narratologia avviato la scorsa settimana. E se in quel caso ci siamo limitati a un'infarinatura sulla narratologia, stavolta andiamo a sporcarci le mani con la pratica.

Del narratore parlò già Aristotele, con la distinzione tra mimesi (il discorso dei personaggi) e diegesi (il discorso del narratore), mentre molto più tardi è arrivata la distinzione tra narratore omodiegetico e narratore eterodiegetico. Sono cose studiate a scuola, ma nonostante questo (o forse proprio per questo) è meglio fare un ripasso. Il narratore omodiegetivo è quello che prende parte alla storia che sta raccontando, quello eterodiegetico no. Da un punto di vista stilistico questa distinzione può o meno coincidere con l’uso della prima o della terza persona.
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Il narratore può essere un personaggio e raccontare la storia in prima persona ma mantenere comunque un atteggiamento esterno (è quanto accade ne Il Grande Gatsby) o al contrario la terza persona può dar voce al protagonista e parlare per lui (come nelle inchieste del commissario Maigret).
Ma, in questo ambito di scelta, le opzioni sono davvero tante, ogni autore degno di nota ha la sua e forse è per questo che spesso le categorie tendono a risultare strette. Ci sono anche autori che hanno scritto in seconda persona, come Jay McInerney in Le mille luci di New York, a testimonianza del fatto che le categorie servono come base ma non come gabbia: insomma, impara l'arte e mettila da parte.

Strettamente connesso a questo discorso c'è anche un altro concetto, quello del punto di vista: in ogni storia c'è un tema, il fulcro del racconto, ma anche i punti di vista, ossia che parere si ha sul tema. E in questo senso, ognuno ha il suo: i personaggi, ma anche il narratore e l’autore che c'è dietro. Ma nonostante quel che si potrebbe pensare, non è detto che questi punti di vista debbano sempre coincidere, anzi. Il punto di vista del narratore può divergere da quello dei personaggi che narra, dando alla storia un tono originale (ma attenti ai facili moralismi), e può anche succedere che il narratore diverga dall'autore, quando per esempio si sceglie di raccontare attraverso il punto di vista di un personaggio negativo.
Il punto di vista si fa portatore nei confronti del lettore di idee ben precise, ma al di là di questo valore che potremmo definire ideologico, la voce narrante è quella che decide quali notizie riguardo gli eventi fornire. Questione fondamentale per creare i meccanismi di suspense di cui parleremo in uno dei prossimi appuntamenti.

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