giovedì 24 gennaio 2013

In redazione: scegliere un libro (III)


Avete ragione, avevamo detto di averla finita lì con i post sulla selezione editoriale. Ma vuoi il vostro apprezzamento, vuoi la nostra eterna pignoleria, ci siamo accorti che mancava qualcosa, e allora eccoci di nuovo qui, per capire: perché tutto questo? Che senso ha la selezione editoriale e perché mai qualcuno dovrebbe aspirare a fare il lettore di manoscritti?

Certo, direte voi, la selezione editoriale serve a scegliere i libri da pubblicare, non possono mica stampare ogni cosa che arriva. Questo è vero, e purtroppo piaccia o no il budget e il tempo a disposizione sono criteri piuttosto importanti quando si programmano i libri in uscita. Ma a noi piace credere che non siano gli unici.

A noi piace credere che quello del lettore di manoscritti sia un lavoro affascinante, indipendentemente da cosa ci capiti sottomano (del resto, non avremmo lanciato la promozione natalizia se questo lavoro non fosse stato di nostro gradimento).
Perché? Perché nel migliore dei mondi possibili scegliere cosa pubblicare vuol dire sperare di avere voce in capitolo nella definizione di un canone letterario. Vuol dire provare a capire cosa merita davvero la pena di passare alla storia, ma prima ancora tra le mani dei lettori. È una responsabilità enorme, che viene ripagata con la fiducia del lettore.
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Pubblicare un libro vuol dire dare avvio a tutta una serie di conseguenze (a partire da chi decide di rinunciare a un aperitivo per acquistare il volume fino ad arrivare al critico letterario che forse lo recensirà) che poi non si potranno più fermare, perché oramai il libro sarà stampato, esisterà e girerà per mani e librerie. E la responsabilità sarà di quel primo lettore che l'ha preso quando era ancora un manoscritto.

Forse la stiamo facendo troppo sdolcinata, ma è per questo che parlavamo del migliore dei mondi possibili. Perché purtroppo non tutti la pensano così. Per cominciare, non tutti credono che sia un lavoro degno di essere chiamato tale, quello di passare in rassegna pile di manoscritti, e sarà per questo che tante agenzie letterarie, anche di un certo livello, danno questo compito a stagisti sottopagati e nel frattempo chiedono agli autori cifre spropositate per il servizio.
Ma soprattutto, almeno a giudicare dalle uscite librarie, non sembra che siano ancora in molti a credere nella missione di scegliere cosa farà un giorno parte della storia della letteratura. E non ci riferiamo, sia chiaro, al merito di ciò che viene pubblicato (non è affar nostro giudicare le scelte altrui), ma al modo in cui si fa programmazione editoriale: volumi pensati per colpire il lettore che legge un libro l'anno in base alla moda del momento, programmati per essere il best-seller della settimana e poi buttati via se nei primi tre giorni non hanno scalato le classifiche. Mentre l'Associazione italiana editori lamenta un calo del 9% nelle vendite, si punta al tutto e subito: più libri, meno costosi, un paio di settimane sugli scaffali e poi via, si cambia. Non ci vuole un indovino per dire che difficilmente qualcosa resterà ai posteri, con questa fretta.

Per ora le cose vanno così, ma noi intanto continuiamo ad apprezzare il lavoro di chi legge manoscritti e decide di andare contro corrente, pensando ai suoi lettori più fedeli, quelli che un libro dura per sempre.

Ps: se vi interessa questo mestiere raccontateci la vostra esperienza nella rubrica Scrivilo per noi, oppure andate a sfogliare i post precedenti sull'argomento (Scegliere un libro I e II)

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