giovedì 3 gennaio 2013

Editoria: le notizie che vorremmo leggere nel 2013


È tempo di buoni propositi, lo sappiamo. In questi giorni avrete letto in giro bilanci sul 2012 o la classifica delle notizie più importanti dei mesi appena trascorsi, ma ora è tempo di voltare pagina e di pensare a cosa succederà nel 2013. Perciò, visto che è ancora presto per avere qualche primizia sul nuovo anno, ecco le cinque notizie che ci piacerebbe veder realizzate.

La piattaforma di self-publishing Mondadori.
Questa pensavamo di darla nel 2012, visto che la piattaforma di autopubblicazione della casa editrice di Segrate era stata data per imminente già a ottobre. Da allora non si sono più avute notizie su questo progetto, e in questo caso non vale il detto "nessuna nuova, buona nuova". Perché già le caratteristiche della piattaforma (strutturata sostanzialmente come una community di lettura) erano poco chiare, e le tempistiche soggette a diversi rinvii. Il sospetto è che la Mondadori non creda più tanto nell'idea, quando invece una piattaforma che si presenti come "palestra" per autori esordienti, che li metta a contatto con i lettori e con i critici, e che in ultima istanza possa rappresentare un canale di ingresso nell'editoria mainstream, colmerebbe un vuoto nel panorama editoriale italiano.
Il modello teoricamente c'è già, ed è quello della Kobo Writing Life, la piattaforma dell'ereader Kobo, che in Italia è distribuito proprio da Mondadori.

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Iva al 4% sugli ebook.
L'ebook non è un libro. No, non è la dichiarazione di un amante del cartaceo, ma la realtà dei fatti almeno dal punto di vista legislativo. Mentre l'Iva su un libro cartaceo è al 4%, l'imposta sullo stesso libro in formato digitale è al 21% (dal prossimo luglio al 22%).
L'ebook viene infatti considerato in tutta Europa come appartenente alla categoria "beni e servizi digitali", e quindi soggetto all'aliquota più alta. Ecco il principale motivo (anche se non l'unico) per cui il prezzo degli ebook al netto delle promozioni è così alto, quasi sempre pari al corrispondente cartaceo pur non avendo sulle spalle i costi di stampa e distribuzione.
Ma qualcosa si sta muovendo. Negli ultimi mesi dell'anno Francia e Lussemburgo hanno abbassato l'Iva sugli ebook allo stesso livello dei libri cartacei: anche se l'Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione per concorrenza sleale e ingiunto ai due paesi di riallineare la tassazione a quella degli altri membri, non si può parlare di sconfitta. I presupposti perché la tassazione degli ebook sia oggetto di discussione e revisione in sede europea ci sono tutti, e anche in Italia è stata depositata una proposta di legge in questo senso.

Revisione del diritto d'autore e del DRM.
Rimanendo in tema, l'Iva non è l'unico aspetto da rivedere per il futuro degli ebook e in generale delle pubblicazioni digitali. La tutela del diritto d'autore, così come è pensata adesso, oltre a essere quantomeno obsoleta, non è di nessun aiuto né di nessuna garanzia per gli autori.
Esempio principe è l'Adobe DRM sugli ebook, un sistema che non ha nessuna efficacia per la prevenzione della pirateria (toglierlo è un gioco da ragazzi), e che di base limita in maniera assurda e illogica la fruizione del prodotto da parte di chi l'ha regolarmente acquistato.
Molto meglio il Social DRM, che garantisce un titolo di proprietà all'acquirente senza limitarne la fruzione e la diffusione. Non solo sempre più lettori preferiscono questa soluzione (e molti arrivano a "boicottare" il tradizionale DRM), ma anche molti editori si stanno dirigendo verso il Social DRM.

Tutela delle librerie indipendenti.
Chi pensava che la Legge Levi (quella che fissa al 15% lo sconto massimo che una libreria può praticare sui libri) risolvesse i problemi delle librerie indipendenti e colmasse lo squilibrio con le grandi catene, si sbagliava di grosso. Le piccole librerie continuano a chiudere, a vantaggio dei grandi marchi e della grande distribuzione. Limitare gli sconti non ha facilitato la vita a nessuno, ha solo tolto possibilità di risparmio ai lettori. Inoltre, visto che tale limite non esiste per gli editori, i grandi gruppi hanno continuato a praticare sconti dal 20% in su. Perciò, speriamo che arrivi una forma di tutela più complessa, che tenga conto dei vari meccanismi che rendono impari la concorrenza tra la grande distribuzione e le librerie indipendenti.

Meno libri, più liberi.
Perdonate la provocazione, e anche l'assonanza con l'ultradecennale appuntamento romano della piccola e media editoria, per la quale, sapete bene, continuiamo a tifare. Il problema che invece speriamo trovi soluzione durante questo 2013 è tutto legato ai grandi gruppi: è quello della gara al best-seller, che porta gli editori che se lo possono permettere a lanciare sempre più titoli, a brevissima distanza l'uno dall'altro, per vendere più copie possibile nel giro di un paio di settimane e poi mandarli al macero o ai remainders appena non servono più.
È un processo che ci sembra controproducente e dannoso, perché punta all'accumulo piuttosto che alla qualità, trascurando invece l'assiduità e la fiducia del lettore e togliendo spazio al piccolo editore che non può stampare più di un titolo al mese. Soprattutto, viene da chiedersi se da questa corsa alle vendite possa mai venir fuori uno di quei libri che poi passeranno alla storia della letteratura.
Ma noi ci auguriamo che la tendenza possa cambiare, anche grazie all'intelligenza di tanti lettori per i quali il libro è ancora un bene durevole e non di pronto consumo.


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