lunedì 10 dicembre 2012

Scrivilo per noi: i commenti di un lettore a Più Libri Più Liberi 2012


Apriamo oggi un nuovo spazio del blog che, come spesso capita, nasce per pura casualità. Alla riapertura della redazione stamattina, dopo la quattro giorni di Più Libri Più Liberi, abbiamo trovato la mail di un lettore, Sergio Landolfi, che ci ha inviato un suo resoconto sull'edizione 2012 della Fiera della media e piccola editoria. Resoconto che ci è piaciuto molto, e che abbiamo deciso di pubblicare; anche se non lo condividiamo al cento per cento, ci sembra un utilissimo spunto di dibattito.
E da qui è nata anche l'idea: uno spazio per i vostri contributi, "Scrivetelo per noi", appunto. Nei prossimi giorni daremo più informazioni su come partecipare.


Più Libri Più Liberi: ma esiste ancora la media editoria?
di Sergio Landolfi

Entrare al Palazzo dei Congressi dell'Eur per la Fiera della piccola e media editoria è come entrare in un mondo in cui tutto si è cristallizzato. Gli stessi stand, nelle stesse posizioni, con le stesse persone, e spesso gli stessi libri. I visitatori no, quelli sono molti meno.
Non vado a PLPL dal primo anno, ma almeno dal secondo o terzo sì, poi ho mancato qualcuna delle edizioni centrali, ma negli ultimi anni ci sono sempre stato. Ora che siamo giunti all'undicesima edizione, penso sia il caso di interrogarci sul senso di questa manifestazione. Il "senso", come espresso dal sito, è che il 25% della promozione libraria annuale viene dai piccoli e medi editori: mi sembra che questa pagina del sito non venga aggiornata dal 2009 (e già questo dà da pensare), e le cose in questi tre anni sono cambiate, e non in meglio.
Dare la colpa alla crisi sembra un luogo comune, ma è vero che l'editoria è stata colpita duramente, e la media editoria in particolare. Per un editore medio la scelta per non soccombere è tra ingrandirsi per cercare di fare concorrenza ai grandi gruppi (ma con l'aumento degli obiettivi aumentano anche i rischi), e rimpicciolirsi, e passare al downsizing come tante altre imprese. La prima strada è quella che hanno intrapreso Newton Compton o Fazi (che partecipavano alle prime edizioni della fiera, ma poi hanno lasciato), ma anche Minimum Fax e sicuramente ne dimentico altri; la seconda strada l'hanno percorsa tantissimi altri, che proprio per questo magari hanno scelto (o lo faranno presto) di non partecipare alla fiera, perché esserci è comunque un costo. I costi dello stand, del soggiorno a Roma (anche se qualcuno ha risolto con creatività: nel parcheggio del Palazzo dei Congressi c'era un camper), del viaggio, del trasporto dei libri, difficilmente vengono compensati dalle vendite.
Ecco quindi che il senso di PLPL, così come era stato pensato, mi sembra sia venuto meno.
Non voglio essere frainteso: non ce l'ho con i piccoli e medi editori, anzi, io ho grande ammirazione e rispetto per loro. Solo non credo che questa Fiera renda loro un buon servizio, e mi sembra di non essere il solo a pensarlo.

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Quest'anno la Fiera è durata un giorno in meno rispetto al passato, anche se ha cercato di compensare con eventi al di fuori del Palazzo dei Congressi (ma qualcuno se n'è accorto?), segno che anche gli organizzatori hanno capito che bisognava cambiare qualcosa.
E, a proposito, non penso che si possa parlare di "organizzazione". Una sola scala aperta (due, nei giorni di festa) per salire al piano di sopra, con ovvi disagi e assembramenti; musica a palla dal caffé letterario che rimbomba in tutto il Palazzo, per non parlare dell'abolizione della zona professionali (solo una balconata riservata agli espositori): se delle persone si incontrano per parlare di lavoro, dove possono rifugiarsi per stare in pace? O in qualche corridoio del piano interrato vicino ai bagni, oppure ingombrando i corridoi, visto che il bar è sempre pienissimo e il caffè letterario, causa decibel troppo alti, non è adatto allo scopo.

La faccio breve. Se non vogliamo ritrovarci in un futuro molto prossimo con una fiera insignificante e disertata, forse è il caso di fare presto un restyling. Intanto a partire dalla location: Palazzo dei Congressi è troppo grande e fuori mano, va bene per una manifestazione di richiamo o,viceversa, per addetti ai lavori. Visto che vuole essere entrambe le cose senza riuscirci, meglio trasferire PLPL in una location più raccolta e centrale, come Palazzo delle Esposizioni o l'Auditorium Parco della Musica. Cercare insomma una dimensione più consona, che vuol dire anche costi più bassi per gli espositori, così da attirarne di più (magari con stand più piccoli?). E forse bisognerebbe anche ripensare alla data: l'idea di farlo a cavallo del ponte dell'Immacolata andava bene quando PLPL era una novità di richiamo, ma adesso è un boomerang: difficile che qualcuno venga da fuori apposta per la fiera, e molti romani sono già alle prese con lo shopping natalizio.
Per concludere, chiederei agli organizzatori di interrogarsi su cosa dovrebbe essere Più Libri Più Liberi: un incontro per addetti ai lavori, come risposta al Salone di Torino? Una mostra mercato per far vendere libri? Una rassegna di presentazioni di libri e autori? Un happening culturale?


2 commenti:

  1. Non sono un’addetta ai lavori ma sono una lettrice: i libri sono il mio pane quotidiano e li seguo come un segugio. Sono sempre stata alla Fiera, tranne gli ultimi due anni 2010 e 2011, ma non per infedeltà. Tornata quest'anno sono rimasta impressionata e delusa: tutto era come nel 2009. Mi è sembrato di non essere mai mancata. Avrei potuto girare la Fiera ad occhi chiusi. Gli stessi stand sì, negli stessi posti sì. Gran parte dei libri, gli stessi libri. Le stesse persone non saprei, non sono fisionomista. Lo stesso insufficiente bar stile Policlinico, e la prepotenza acustica del caffè letterario. Nessun posto dove sedersi, riposarsi, sfogliare i cataloghi, tranne quattro poltroncine al piano di sopra. E non è che si possa fare su e giù. Tralascio di parlare dei bagni.
    Circa la data ho sempre pensato che fosse stata scelta per sottrarre alle librerie, regno dei grandi editori, una fetta degli acquisti pre-natalizi. Io ci sono sempre andata spinta dalla curiosità, alla ricerca di qualche cosa di nuovo, per scoprire piccoli editori mai incontrati, libri ignoti. Ma l’offerta è sempre la stessa. Forse davvero editori ancora più piccoli - magari più originali, chi lo sa- non possono permettersi uno stand. Ed è un peccato.
    Io sono quello che le statistiche definiscono lettore forte; io direi fortissimo. Ma la crisi è una cosa vera e sono entrata alla Fiera portando con me solo la somma che potevo permettermi di spendere, per evitare innamoramenti e sforamenti. La precauzione si è rivelata inutile: ho comprato solo due libri spendendo un terzo della cifra che mi ero concessa.
    Qualcosa che il vostro lettore non ha detto: danno fastidio, in una Fiera del libro, gli adescamenti degli editori a pagamento per aquistarsi un aspirante scrittore. Quelli che quando ti fermi a sfogliare un libro di poesia ti chiedono: lei scrive poesie? E benché tu ti limiti a sorridere ti danno un biglietto da visita invitando a chiamarli ove avessi qualche testo da pubblicare. Episodio accaduto, a me e ad una persona di mia conoscenza, più di una volta. Forse ci fermiamo troppo, chissà.
    Comunque sono uscita scontenta, con la sensazione di aver ripetuto un rito che qualcuno aveva apparecchiato per me sempre uguale.
    E dicendomi: l’anno prossimo non ci torno.

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