giovedì 15 novembre 2012

Self-publishing: diteci la vostra


Tutto è cominciato così, o almeno così è diventato famoso: con un'autrice che, dopo aver ricevuto numerosi rifiuti, ha deciso di mettere in vendita il suo romanzo su Amazon e poi, dopo milioni di copie vendute, è stata finalmente presa in considerazione dagli editori. Da quel momento, la parola self-publishing è sulla bocca di tutti, per alcuni un sogno per altri un business.

Eccoci allora a fare il punto su questo nuovo modo di fare libri, in attesa di più dettagli sulla nascita della piattaforma self-publishing targata Mondadori.

Innanzitutto, digitale o cartaceo? Stando alla lettera, self-publishing vuol dire semplicemente auto-pubblicazione, quindi vale tanto per chi, come Amanda, mette in vendita il suo ebook quanto per chi stampa 20 copie del suo libro e le distribuisce alla fiera del paese. Il discorso non cambia: prendi il tuo romanzo, gli dai una forma, ti cerchi i lettori, non dividi con nessuno (o quasi) la fama e i guadagni, ma assumi su di te tutti gli oneri, compresi quelli tecnici e burocratici.

Oneri che, va detto, non sono pochi. E sarà per questo che la rete pullula di agenzie per il self-publishing. Ma siamo sicuri che sia davvero ancora "self" e non piuttosto una forma mascherata di editoria a pagamento? Vediamone qualcuno.


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ilmiolibro.it – in Italia è stato tra i primi, e porta la firma del gruppo editoriale l'Espresso. Seguendo lo slogan (discutibile, dal punto di vista di un editore o di chi comunque lavora a una selezione) "se l'hai scritto va stampato", inizialmente permetteva semplicemente di stampare il proprio libro a prezzi non bassissimi, acquistarne delle copie o metterle in vendita tramite il sito. Poi è arrivato l'ebook, la community collegata alla Scuola Holden, l'accordo con Feltrinelli e il business si è decisamente allargato. I servizi offerti sono tanti e validi, ma non siamo sicuri che siano poi così esclusivi, e che un autore non possa fare lo stesso senza rivolgersi al gruppo di Repubblica.

Lulu – unisce il settore cartaceo (oltre ai libri anche album fotografici e calendari) a quello digitale. Per quanto riguarda il cartaceo, il meccanismo è pressoché lo stesso del miolibro.it – possibilità di scegliere un template per il propio libro, decidere il prezzo e il numero di copie – con prezzi leggermente inferiori (per 100 copie di un libro in b/n di 100 pagine, in A4 con copertina morbida il risparmio è di quasi 1 euro a copia). L'ISBN è gratis se si vuole vendere il prodotto al di fuori dello store Lulu. Per quanto riguarda gli ebook, Lulu riconosce agli autori l'80% di royalties.

Kindle direct publishing – è il sistema di self-publishing (solo digitale) di Amazon, quello che per intenderci ha fatto esplodere il fenomeno di Amanda Hocking, John Locke e i tanti altri autori sconosciuti che, autopubblicando il proprio ebook a pochi dollari hanno venduto milioni di copie. Tra tutti, questo è il sistema che più di tutti si identifica nell'etichetta di self publishing. L'autore si registra, carica il proprio libro che viene convertito in formato .mobi. Si può scegliere se proteggere o meno l'opera con un DRM, si stabilisce il prezzo e il gioco è fatto. Da qualche mese anche in Italia le royalties concesse all'autore sono del 70% come negli USA (in precedenza erano del 35%, rendendo impossibile i guadagni di una Hocking). Lo svantaggio è che il libro è acquistabile solo dallo store Amazon e che non viene concesso un Isbn (nulla vieta però di dotare l'ebook di un Isbn acquistato altrove). In Italia sembra non decollare, forse perché c'è ancora una certa diffidenza verso l'ebook, o forse perché è mancato un caso editoriale che facesse da apripista.

A volerla dire tutta, ce ne sono davvero tanti, alcuni anche di marchi autorevoli (la stessa Penguin a luglio ha acquistato una piattaforma di self-publishing e sta per dare l'opportunità a chiunque di vedersi pubblicato con il prestigioso marchio del pinguino). Chi più, chi meno valido. A questo proposito, raccontateci nei commenti la vostra esperienza, con quale piattaforma avete pubblicato e se vi siete trovati bene. L'importante, appunto, è non fare confusione. A nostro avviso una vera autopubblicazione dovrebbe avere alcune caratteristiche imprescindibili:

– non ci deve essere alcuna cessione del diritto d'autore, salvo naturalmente dare una percentuale delle royalties a chi – store digitale o fisico che sia – distribuisce il libro.
– se ci si affida a un servizio completo, i prezzi di stampa non devono superare quelli di una normale tipografia e, in caso di e-book, devono essere equiparabili al compenso che chiederebbe un professionista per la conversione in epub.
– non ci deve essere alcuna limitazione alla commerciabilità dell'opera: è la vostra, la state auto-pubblicando, potete farne quel che volete.
– infine, questione isbn: è fondamentale inserirlo sulla pubblicazione, ma non è necessario essere editori per averlo. Chiunque può acquistarlo dal sito isbn.it, perciò non è poi questa gran difficoltà.

Detto questo, non ci resta che lasciarvi con un consiglio. Gli editori fanno una selezione per poter dedicare tutte le cure necessarie ai libri che decidono di pubblicare. Se optate per il self-publishing, sappiate che la rete ne è piena, e perciò emergere sarà ancora più difficile. Proprio per questo non lasciate nulla al caso, e non esitate a rivolgervi a editor, grafici e tipografi professionisti per ottenere il miglior risultato.

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