martedì 27 novembre 2012

Consigli di un talent scout: l'incipit




Siamo all'ultimo appuntamento di questo primo ciclo di incontri con Vittorio Severini e, se i suoi consigli sono stati utili, qualcuno di voi avrà già la penna in mano. Perciò, eccoci a parlare dell'incipit.

Ci insegnano a essere originali, e forse è per questo che ci viene l'ansia del foglio bianco, quella che chiamano blocco dello scrittore. C'è anche chi tende a classificarli, gli incipit, distinguendo tra descrittivo, narrativo, o a effetto. Ma ormai mi conoscete, e sapete che trovo questi schemi tanto semplici quanto inutili. Perciò partiamo con questa lezione sull'incipit, ma sappiate che non vi dirò di certo quale sarà il vostro.

Andiamo con ordine e partiamo dal principio, vale a dire il foglio bianco. Voglio tranquillizzarvi in proposito, e perciò vi dirò di cosa non preoccuparvi. Non preoccupatevi di chi vi dice che l'editore leggerà solo le prime tre pagine, perché a) non è sempre vero, e comunque la casa editrice legge con metodo, perciò anche da poche pagine fa un'analisi dettagliata; b) potete sempre ritornarci in un secondo momento, non dovete mica pubblicarlo oggi; c) non è detto che un buon incipit debba essere sorprendente, convincente o mirare dritto al punto. Leggi il resto dell'articolo.

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Forse siete di quelli che quando scrivono un romanzo sanno già tutto, gli mancano solo le parole, o forse al contrario avete già una frase perfetta ma non sapete assolutamente dove vi porterà. Nel secondo caso, vi consiglio di continuare a scrivere seguendo le parole, le immagini, le sensazioni, perché per mettere ordine ci sarà sempre tempo. Ma se invece siete tra i primi, o se addirittura non sapete proprio niente, partite da una domanda: cosa o chi sto raccontando? Partite da un tema o da un personaggio e lasciatevi guidare da loro, anche senza necessariamente presentarli subito al lettore.
Potete iniziare con un evento (il famoso incidente scatenante), ma non credete a chi dice che deve venir fuori entro le prime tre pagine. Potete iniziare da un personaggio, o da un accadimento futuro ("Molti anni dopo, il colonnello Aureliano Buendia"… vi dice niente?), da una normalità che aspetta di essere sconvolta o da un mistero che aspetta di essere svelato. Potete partire con calma, e lasciare che il lettore vi segua un po' per volta, o rischiare tutto e prenderlo al volo per portarlo in un'avventura a ritmo di thriller.

Potete fare tutto, ma ci sono tre cose cui proprio dovete attenervi, e sono:
1. la coerenza (repetita iuvant, per quelli che già mi conoscono). L'originalità non ha alcun valore, in fondo c'è chi dice che tutto il narrabile sia già stato scritto in un paio di libri di qualche millennio fa. Perciò andateci piano con gli effetti speciali, e date sempre la priorità alla coerenza stilistica e narrativa.
2. la verità. Altro parolone, ma fondamentale anche questo: se il lettore non sentirà dal primo momento "simpatia" – nel senso greco del termine – per la vostra storia, se non la seguirà come fosse sua, allora è tutto inutile. E questo dipende essenzialmente dalla verità che c'è sotto le parole, perché nei romanzi si può provare simpatia anche per il più spietato degli assassini, purché porti con sé un nucleo di profonda umanità.
3. la misura. Nello stile come nella scelta degli elementi narrativi, prendetevi il vostro tempo per decidere cosa svelare: ci sono romanzi che nelle prime righe dicono tutto, per poi sciogliere i nodi nell'arco di centinaia di pagine, e altri che invece danno solo l'essenziale, per poi costruirlo e renderlo complesso poco alla volta. Tutto va bene, purché voi ne siate consapevoli.

E poi, che voi abbiate scritto solo l'incipit o tutto il libro, che abbiate in mano pagine e pagine o solo una scaletta, fateci leggere quello che avete. Gli editor del Quadrotto lo faranno gratuitamente fino al 31 dicembre, approfittatene.

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