martedì 6 novembre 2012

Consigli di un talent scout: la presentazione del manoscritto


Bentrovati all'appuntamento del martedì con Vittorio Severini. Dopo i consigli su come far arrivare la propria voce al lettore e sui generi letterari, oggi il nostro talent scout ci parlerà di come presentare il manoscritto all'editore. 

L'apparenza inganna, i luoghi comuni anche, ed è per questo che bisogna averne cura. Lo so, avete un talento e il buon editore deve riconoscerlo a prescindere. E poi, nel suo ruolo di imprenditore, deve anche investire sulla vostra crescita e il vostro miglioramento.

Ancora per abusare di frasi fatte, aiutati che Dio ti aiuta dice il saggio: e allora il letterato che è in voi non se la prenda poi troppo se userete qualche accortezza nel presentare il manoscritto all'editore. Vediamo come fare.



Innanzitutto, la sua forma: lo chiamiamo manoscritto per amor di tradizione, perché in fondo siamo tutti un po' romantici, ma quello che mandiamo all'editore è spesso un file. E allora, che sia un file pulito e presentabile, con un minimo di uniformazione interna (corsivi, virgolette, corpo e via dicendo). Inoltre, che sia un file accessibile, perciò a meno che non siano indispensabili meglio evitare foto, colori, abuso dei font ed effetti vari, meglio anche evitare formati non standard o eccessivamente avanzati (il buon vecchio .doc andrà benissimo). Evitiamo anche, se possibile, i pdf protetti, perché il nostro obiettivo è che il testo venga letto e diffuso. Mettiamo da parte, infine, eccessivi sforzi di impaginazione: in word come in programmi più avanzati, formattazioni e rientri non fanno altro che appesantire il file e si rivelano completamente inutili dal momento che l'editore dovrà comunque rifare il lavoro secondo i suoi standard.

Fatti questi controlli preliminari, procedete a visitare attentamente il sito dell'editore e assicuratevi che il vostro manoscritto sia adeguato alle sue richieste: serve una sinossi? un'estratto o l'intera opera? e-mail o posta ordinaria? In ogni caso, una telefonata prima e dopo l'invio del manoscritto non guasterà (una però, per assicurarvi che l'invio sia andato a buon fine: non tempestate l'editore di telefonate se non volete inimicarvelo subito. I tempi di lettura di un manoscritto non sono mai rapidissimi).

Quel che però è più importante, lo sapete, è il testo. C'è chi dice che nelle prime tre pagine debba esserci l'essenziale, ma se così fosse sarebbe un po' un insulto all'intelligenza dei lettori di manoscritti. Di vero c'è il fatto che bisogna creare dei ganci che permettano di capire con una certa rapidità di che si tratta, per inquadrare al meglio l'opera. Inoltre, niente incertezze, bozze, testi incompleti: anche se in casa editrice non mancheranno di editare il vostro testo, al momento dell'invio deve essere al massimo delle sue potenzialità. Al bando quindi refusi, ripetizioni, elementi di incoerenza, perché sono segnali d'allarme di una scrittura sciatta e il buon redattore a leggere una cosa del genere già si mette le mani nei capelli.

Insomma, gli accorgimenti sono tanti, e anche se qualcuno un martedì di questi mi accuserà di ripetitività o pedanteria non smetterò mai di dirlo: avete riletto tutto? ne siete proprio sicuri? e soprattutto, che aspettate a chiedere una consulenza gratuita ai vostri editor?

2 commenti:

  1. La mia casa editrice insiste nel dire che non è mai di troppo una nuova rilettura. E dico che ha ragione, anche perché a ogni nuova lettura, si scoprono talmente tante magagne, che la metà basterebbe...

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    1. Perfettamente d'accordo! Chi corregge non dovrebbe fidarsi neanche di se stesso

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