venerdì 23 novembre 2012

Alla scoperta di… i finalisti del Premio Scerbanenco



È stata ufficializzata la cinquina di finalisti dello Scerbanenco 2012, il premio letterario per i gialli e noir intitolato a Giorgio Scerbanenco, maestro della narrativa di genere (che sicuramente meriterebbe un "alla scoperta di…"). Nell'albo d'oro della manifestazione spiccano i nomi di Carlo Lucarelli, Tiziano Sclavi, Giancarlo De Cataldo e Marco Vichi. Il 12 dicembre a Courmayeur verrà consegnato il premio, ma intanto andiamo a conoscere meglio i finalisti, anche perché alcuni di loro sono all'esordio, o comunque sono nomi ancora poco noti al grande pubblico.

Massimo Carlotto, "Respiro corto", Einaudi.
In rigoroso ordine alfabetico cominciamo con quello che è il più conosciuto tra i finalisti. Massimo Carlotto ha esordito nel 1995, con "Il fuggiasco", in cui romanzava la drammatica vicenda giudiziaria di cui è stato protagonista tra il 1976 e il 1993. Successivamente, per le Edizioni E/O ha creato il personaggio dell'Alligatore, e si è affermato come l'unico vero autore italiano "noir" nel senso proprio del termine.
Attingendo al proprio vissuto, così come al patrimonio letterario di genere (Jean-Claude Izzo su tutti), i suoi romanzi danno sempre ampio spazio al mondo affascinante e crudele al tempo stesso della criminalità organizzata, italiana e internazionale.
È così anche in "Respiro corto", il suo primo libro per Einaudi, in cui personaggi provenienti da parti diversissime del mondo si incontrano a Marsiglia – il crocevia dei traffici fra Europa e Africa – scatenando una guerra di clan con i criminali della vecchia guardia.



Gian Mauro Costa, "Festa di piazza", Sellerio.
Classe 1952, giornalista Rai, Gian Mauro Costa ha esordito nella letteratura con "Yesterday" (2001), ma è nel 2010 che ha ottenuto un discreto successo con "Il libro di legno", giallo atipico con protagonista il radiotecnico Enzo Baiamonte, che torna in questo "Festa di piazza".
I romanzi di Costa non si muovono mai secondo gli schemi classici, non c'è mai un delitto su cui un investigatore deve indagare; ci sono piuttosto dei piccoli misteri che si annidano nella vita quotidiana e vengono colti dalla cocciuta curiosità di Baiamonte, che in "Festa di piazza", mentre si trova a curare l'illuminazione per la festa della Madonna Addolorata a Palermo, ascolta discorsi, mette insieme frammenti apparentemente scollegati e si convince di aver scoperto un doppio crimine passato inosservato nonostante sia sotto gli occhi di tutti.

Maurizio De Giovanni, "Il metodo del coccodrillo", Mondadori.
È, diciamolo subito, il grande favorito di questo premio, visto che è arrivato in finale staccando decisamente gli altri concorrenti sia nel voto dei lettori che in quello della giuria.
Maurizio De Giovanni, napoletano classe '58, si è fatto conoscere dal grande pubblico negli ultimi due anni dopo aver pubblicato con Einaudi e Mondadori, ma i primi successi sono arrivati nel 2007 con "Il senso del dolore" (Fandango Libri), prima avventura del commissario Ricciardi, poliziotto che opera nella Napoli degli anni '30 e che presto potrebbe diventare anche protagonista di una fiction tv, dal momento che i diritti sono stati acquisiti da una società di produzioni televisive.
Appassionato di calcio e tifoso del Napoli – numerosi sono anche i suoi scritti sul'argomento – ne "Il metodo del coccodrillo" De Giovanni lascia gli anni '30 per tornare ai giorni nostri, ma sempre nel capoluogo campano. Tre giovani uccisi in circostanze diverse ma con la stessa arma, e un commissario siciliano a Napoli "in punizione", che si aggiunge alla galleria di investigatori da tenere d'occhio.

Massimo Gardella, "Il male quotidiano", Guanda.
Milanese, classe 1973, Massimo Gardella ha esordito come traduttore per diverse case editrici, ma è anche musicista. Nel 2009 si è proposto come autore con il fantascientifico "Il quadrato di Blaum"  (Cabilla edizioni), e nel 2012 è stata la volta de "Il male quotidiano" per i tipi di Guanda.
Noir ambientato nella pianura padana, ma che si snoda tra le metropoli e la guerra in Somalia, il romanzo ha per protagonista l'ispettore Remo Jacobi, di origini rumene, convinto che un velo di male puro si sia sovrapposto alla realtà quotidiana. Per questo si è rifugiato nella misantropia: vive assieme all'anziano padre in un borgo rurale e ha volutamente affossato tutti i casi di cui si è occupato; finché una nuova atrocità non lo spinge a uscire dall'isolamento e combattere il male.

Luca Poldelmengo, "L'uomo nero", Piemme.
È, a giudicare dalla graduatoria, quello con più chance di contendere la vittoria finale a De Giovanni.
Romano, classe 1973, Poldelmengo ha iniziato come autore per il cinema, esordendo nel 2007 con il soggetto del film "Cemento armato" di Marco Martani, di cui ha anche co-firmato la sceneggiatura.
Nel 2009 ha pubblicato per Kowalski il suo primo romanzo, "Odia il prossimo tuo", e nel 2012 "L'uomo nero" per Piemme Linea Rossa.
La scrittura di Poldelmengo risente molto della sua formazione cinematografica: ritmo veloce, capitoli brevissimi, alternanza di voci e punti di vista, con numerosi personaggi.
Ne "L'uomo nero" sono essenzialmente tre i protagonisti, uniti da un omicidio e dall'aver ceduto al "lato oscuro" che portano dentro. Il tutto sullo sfondo di una Roma contemporanea, in crisi non solo economica ma di identità, che è a tutti gli effetti co-protagonista del romanzo.


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