giovedì 4 ottobre 2012

Il mestiere di scrivere (gratis)

"I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati".
Con queste poche parole Lucia Annunziata ha spiegato per quale motivo l'Huffington Post Italia non paga i suoi 200 collaboratori.
I blogger quindi non sono giornalisti (anche se magari hanno il tesserino dell'Ordine), e i commenti non vanno pagati. L'opinione di chi scrive, per quel che può contare, è che la Annunziata poteva trovare una scusa migliore.

L'Huffington Post Italia è una testata del gruppo L'espresso, non certo un marchio "indie" che deve far quadrare i conti, e riceve introiti pubblicitari (notevoli, a giudicare dalle inserzioni). Questi introiti arrivano grazie al traffico generato dai contenuti, per cui non ci sarebbe nulla di strano a retribuire chi quei contenuti li scrive. Un conto è scrivere per un proprio blog personale, un altro contribuire a una testata letta da centinaia di migliaia di persone, con conseguenti ritorni economici. Certo, dovendo scrivere gratis è meglio farlo sapendo di essere letti da molti che da pochi, ma ragionando in questi termini nessun lavoro dovrebbe essere pagato.



Quindi c'è da meravigliarsi che una testata chieda ai suoi collaboratori di lavorare gratis, ma non c'è purtroppo da stupirsi neppure che in molti accettino: quello di scrivere per la gloria non è certo un fenomeno recente. E non riguarda solo il giornalismo, ma tutti gli aspetti della scrittura.

Pensiamo al fenomeno dell'editoria a pagamento: io scrivo un libro, e questa impresa porta via un tempo (ore, giorni, settimane) che potrei impiegare in altro modo, magari più produttivo; per scrivere magari mi documento, e spendo soldi in libri, ricerche, ecc. Poi invio la mia opera a un editore, e questo mi chiede altri soldi per pubblicarla, con la scusa che si sta prendendo un rischio d'impresa, che c'è la crisi, o che devo contribuire acquistando qualche centinaio di copie. Certo, mi assicura che riceverò una percentuale alta sulle copie vendute, ma quante copie venderò se l'editore non distribuisce il libro? E perché dovrebbe disturbarsi a distribuirlo se è già rientrato nelle spese grazie ai miei soldi?

Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che, a dispetto di chi dice che la nostra è la società dell'immagine, la parola scritta non è mai stata così importante. La pubblicità, la comunicazione politica, persino gli annunci commerciali su siti come Groupon: dietro tutto questo c'è la scrittura, e nessuna immagine, nessun visual potrà sostituirla del tutto. Ma, al tempo stesso, ci hanno convinto che scrivere è un hobby, che non è una professione come lo era quando solo in pochi sapevano farlo (come ai tempi dello scrivano che abbiamo voluto omaggiare con l'immagine di questo post) e per questo non c'è bisogno di essere pagati.

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