martedì 23 ottobre 2012

Consigli di un talent scout: la voce dell'autore



Dopo i post sul lavoro dell'editor, a cura del Service editoriale il Quadrotto, abbiamo chiesto un parere a Vittorio Severini: resterà con noi diverse settimane per dirci cosa fare e non fare in un manoscritto, prima di spedirlo all'editore. 
Non sarà la ricetta per il libro perfetto (ancora non l'hanno inventata), ma sono sicuramente alcuni degli ingredienti fondamentali per la riuscita. 

A scuola ci insegnano a chiamarla poetica, io preferisco chiamarla "voce". Può coincidere con quella "narrante", ma non è sempre così, e anche in questo caso nasconde una scelta autoriale precisa. È il tuo punto di vista, tutto quello che tu, l'autore, vuoi dire a chi ti legge. C'è solo un problema: non puoi farlo direttamente, altrimenti invece di un romanzo scriveresti un comunicato. E il tuo lettore si annoierebbe a morte, perché lui voleva solo leggere una storia.

So di incontrare in questo il no categorico di molti autori, ma non è certo per mancanza di sensibilità se spesso gli editor eliminano dai manoscritti proprio le frasi a cui lo scrittore è più affezionato. Sono finiti – o forse non sono mai esistiti – i tempi in cui un Manzoni o un Tolstoj potevano permettersi di esprimere apertamente il loro parere, con pagine e pagine di filosofia in forma narrativa. Credetemi, non è per dar retta ai best-seller all'americana, ma parlare e parlare e ancora parlare non è il modo migliore per far arrivare la vostra voce.

Innanzitutto, accertatevi di avere davvero qualcosa da dire. Sono sicuro che ognuno di voi ce l'ha, ma è sempre meglio chiederselo prima di scrivere, aiuta a mettere a fuoco. Una volta trovato, non fermatevi in superficie: andate a fondo, indagate, perché lo scrittore conosce sempre molto bene ciò di cui sta parlando. Poi, di profondità e verità e del loro rapporto, Carver ne sapeva più di me, perciò vi rimando a lui e al suo "Niente trucchi da quattro soldi" (Minimum Fax).

Ancora, dovete conoscere il vostro lettore: è una creatura spesso egocentrica e superba, a cui piace credere di saperle da solo le cose, non attraverso i libri. In fondo che gusto c'è a leggere un giallo se non quel segreto compiacimento nel credere di aver risolto da soli il mistero? È sempre così. Preferisce essere lui a capire le cose, se siete voi a spiegargliele si offende.

Infine, mano alla penna, sappiate che ci sono molti, moltissimi modi per far sentire la vostra voce, c'è lo stile, ci sono i personaggi, ci sono le scene, ci sono tutte le cose che direte e soprattutto quelle che non direte. Ma qui mi dilungo troppo, questo non è più affar mio, ma vostro e dei vostri editor.
A proposito, se ancora non ne avete uno, chiedete una consulenza gratuita al Quadrotto, saranno a vostra disposizione.

Qui il secondo appuntamento: i generi.

1 commento:

  1. Eh già, l'editor serve proprio a questo. Ma non è semplice argomentare con delicatezza il perché di certe sforbiciate. Il libro più bello si sorregge sulle allusioni: no a descrizioni troppo esplicite, sì a stuzzicare l'evocazione nel lettore. Suggerisco sempre ai miei autori di dare un'occhiata agli scritti di Erri De Luca, che con frasi di dieci parole dipinge mondi interi.

    RispondiElimina