venerdì 5 ottobre 2012

Alla scoperta di… Patrick Dennis

Il suo capolavoro, "Zia Mame", è rimasto fuori catalogo in Italia dagli anni '70, fin quando non è stato ridato alle stampe da Adelphi nel 2009, avviando la riscoperta di un autore statunitense dai molti pseudonimi (il suo vero nome era Edward Everett Tanner III) e dalle alterne fortune. Ora, quarto titolo dopo "Intorno al mondo di Zia Mame" e  "Povera Piccina", in libreria si attende l'uscita di "Genio".


Come da manuale, il suo primo libro ha visto la luce dopo numerosi rifiuti (diciannove per la precisione), per poi essere pubblicato, a seguito di un importante operazione di editing, quasi contemporaneamente negli Stati Uniti e in Canada e "alloggiare" nella classifica dei best-seller per 112 settimane. Era il 1957 e "Aunt Mame" avrebbe continuato a vendere copie su copie almeno fino agli anni '60. Degli stessi anni è il successo italiano, a marchio Bompiani, poi una riedizione Garzanti e poi il silenzio.

Coprotagonista di "Genio", previsto negli scaffali per il 10 ottobre, è lo stesso scrittore Patrick Dennis, alle prese con il personaggio del regista Holliwoodiano Leander Starr. Ancora una volta, finzione e realtà mescolati in una comicità dell'assurdo che non tradisce i precedenti, ma li rinnova con stile, secondo una norma che tutti gli scrittori dovrebbero sempre aver presente:

"I write in the first person, but it is all fictional. The public assumes that what seems fictional is fact; so the way for me to be inventive is to seem factual but to be fictional"



Ma non è tanto della trama che vogliamo parlarvi (il libro ancora non è uscito, ma ne trovate un assaggio qui), quanto dell'opera di riscoperta in casa Calasso. Era già successo nella stessa sede con Simenon, e quasi oggi ce ne dimentichiamo, che è un classico solo da vent'anni a questa parte.
E poi, per non restare solo tra gli Adelphi, la nascita e il successo di Minimum Fax attraverso la riscoperta di Raymond Carver.

Di esempi se ne potrebbero far tanti, e del resto il canone non è mai stato una tavola di marmo incisa una volta per sempre ("Anche la critica cambia idea", di Cesare Segre). Ma pochi bastano a dimostrare che non tutte le storie dell'editoria sono best-seller da scandalo, e che non sempre serve essere snob e frugare in cantina per trovare della buona e sana letteratura. E finché ci saranno editori disposti a scommettere su opere che il mercato aveva rifiutato, be'… non tutto è perduto, e noi lettori continueremo a scendere dalla nostra torre d'avorio ed entrare in libreria per loro.


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