venerdì 19 ottobre 2012

Alla scoperta di… "Il corpo umano" di Paolo Giordano


"La solitudine dei numeri primi" lo ha lanciato come star dei giovani romanzieri italiani, il Premio Strega lo ha consacrato, ma è dal 2008 che si aspettava il ritorno di Paolo Giordano sugli scaffali delle librerie con un secondo romanzo. E in molti disperavano di vedere l'opera seconda, visto che le ultime tracce risalivano a due anni fa, quando l'allora editor della narrativa italiana Mondadori Antonio Franchini annunciò che forse nel 2011 il romanzo avrebbe visto la luce. Ma il 2011 è passato, e a febbraio di quest'anno Giordano ha letto in pubblico i primi due capitoli del nuovo libro. Ora finalmente l'attesa è finita, tra i libri in uscita a ottobre c'è anche "Il corpo umano".

La storia è ambientata all'interno di un plotone di soldati italiani di stanza in Afghanistan, ma non vogliamo parlare tanto della trama (che si può leggere su ibs, nonostante il testo non aiuti molto la comprensione) quanto di tutte le discussioni che in questi anni si sono fatte sul fenomeno-Giordano.


Nella stesura iniziale, "La solitudine dei numeri primi" era un racconto. Antonio Franchini, il più noto editor italiano, oggi direttore editoriale Mondadori, decise che quel racconto sarebbe diventato un capitolo di un romanzo. Da lì, il lavoro sul testo fianco a fianco con l'autore, e la scelta del titolo definitivo (quello originale era "Dentro e fuori dall'acqua"). Insomma, i malpensanti hanno molto malignato sul reale apporto di Giordano al libro, che invece sarebbe farina del sacco di Franchini, supportati dal fatto che dopo "La solitudine dei numeri primi" il giovane autore torinese non ha più scritto nulla per così tanto tempo.

Ma è un delitto se un editor interviene anche in maniera decisiva su un testo? Paolo Giordano ha avuto l'idea, e l'ha espressa – da autore esordiente e fuori dal mercato – con un racconto che evidentemente era meritevole, se qualcuno ha deciso di trasformarlo in un romanzo. Affidarsi a un editor, esterno o interno alla casa editrice, è qualcosa che suscita scandalo solo in Italia, anche a causa di un mercato editoriale legato a modelli superati (basti pensare che solo da poco si sta affermando la figura dell'agente letterario). Se l'editor riscrive un'opera, o la indirizza in una direzione diversa, c'è da scandalizzarsi e da parlare di ghostwriting? Gordon Lish riscriveva i racconti di Carver.

D'altro canto, però, non si può sorvolare sulla estrema particolarità del caso di Giordano. Il suo nuovo romanzo potrà bissare il successo del primo o fare la fine di Alessandro D'Avenia, la cui opera seconda è caduta presto nel dimenticatoio, questo è tutto da vedere. Certo viene da pensare, a guardare così tanti scrittori lanciati giovanissimi ai primi posti in classifica e poi persi tra gli scaffali. Viene da pensare a un mercato poco lungimirante, a vetrine in cui i libri si soffermano sì e no un paio di settimane, a lanci miliardari anche nei costi che poi esauriscono il loro potenziale dopo un mese. E torna in mente un altro modello di editoria, che sembra provenire da un mondo lontano, dove l'editore investe forse con più cautela, ma su titoli che resteranno in vendita per anni, per poi concorrere alla selezione del canone letterario.


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